Washington vuole cambiare regime a Teheran

La decisione iraniana di arricchire l’uranio fa il gioco di Washington che vuole cambiare regime a Teheran. Stati Uniti pronti a bombardare l’Iran?

Gli Stati Uniti cercano da tempo il pretesto per giustificare un’escalation militare contro il governo iraniano. E da tempo Washington vuole cambiare regime a Teheran. Ora l’annuncio dell’Iran di aumentare l’arricchimento di uranio offre agli americani l’occasione che attendevano. Il lavoro politico-diplomatico di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, e Mike Pompeo, segretario di Stato Usa, hanno portato alla costruzione del pretesto necessario a provocare una guerra. Che un falco come Bolton provasse a trascinare Washington in un conflitto lo si sapeva da tempo. Lo ha scritto lui stesso in un articolo pubblicato sul New York Times nel marzo 2015 (To stop Iran’s bomb, bomb Iran). Nell’editoriale, il consigliere per la sicurezza di Trump scriveva che per fermare la bomba iraniana bisogna bombardare l’Iran. E aggiungeva che l’obiettivo americano è quello di un cambio di regime a Teheran. Questo avveniva pochi mesi prima della firma dell’accordo tra iraniani e sei potenze mondiali sul nucleare. Negli anni successivi, l’Iran ha sempre rispettato i vincoli dell’intesa. Lo ha confermato nel 2018 la stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Eppure, Bolton continua nel suo attacco a Teheran. Sul Wall Street Journal scrive il 15 gennaio 2018 (Beyond the Iran nuclear deal) che la politica degli Stati Uniti deve essere incentrata sulla fine della rivoluzione islamica iraniana prima del suo quarantesimo anniversario (che cade nel 2019). Trump, al contrario, si è speso con dichiarazioni pubbliche contro un cambio di regime in Iran. E anche contro la politica di aggressione americana. Si prospetta quindi un braccio di ferro tra il guerrafondaio Bolton e il presidente Trump? Difficile dirlo. Di sicuro c’è solo l’equilibrismo che il capo della Casa Bianca dovrà essere abile a mantenere per evitare altre bordate alla sua amministrazione. Il presidente americano ha sempre insistito, per tenere a bada i suoi bellicosi front-runner, che l’embargo prima o poi avrebbe piegato la Repubblica Islamica. Da parte loro, Bolton e Pompeo sostengono che le sanzioni a nulla sono servite con la Corea del Nord e Cuba. E quindi la strada migliore è quella delle bombe. Occorreva solo aspettare una reazione o un passo falso dell’Iran per giustificare una risposta americana. Ora, il pretesto c’è stato con la palese violazione dell’accordo del 2015. La parola, e il grattacapo, passa a Trump.

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