Chi farà il primo passo tra Stati Uniti e Iran per rilanciare l’accordo nucleare?
I tempi sono maturi per un ritorno a relazioni normali tra Stati Uniti e Iran. I due Paesi hanno lanciato l’uno all’altro messaggi di apertura fin dall’inizio dell’anno. Un segnale di buona volontà da parte dell’amministrazione di Joe Biden e della Repubblica Islamica.

Resta da sciogliere il nodo su chi farà il primo passo perché, finora, le diplomazie non sono andate oltre il dialogo a distanza attraverso interviste o dichiarazioni. Una politica se vogliamo del “parlare a nuora perché suocera intenda”. La si interpreti come si voglia, fatto sta che manca ancora un incontro ufficiale. La speranza di un primo timido colloquio che, anche per vie indirette, potesse avvenire il 6 aprile è svanita. Quel giorno molto probabilmente ci saranno solo incontri a porte chiuse tra Iran e i Paesi firmatari del Jpcoa, il trattato nucleare.

Tutti tranne gli Stati Uniti che da quel trattato uscirono nel 2018. In un primo momento è circolata la notizia di un colloquio indiretto anche con una delegazione americana. L’Iran però ha smentito in giornata. Teheran ha chiarito subito che non ci sarà alcun confronto (neppure per vie indirette) con Washington fin quando gli Stati Uniti non abrogheranno le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump. La Casa Bianca ha sempre detto che l’Iran deve cessare la sua attività di arricchimento dell’uranio per la ripresa dei colloqui sul Jpcoa.

Siamo ancora al dialogo tra sordi, ma è pur sempre un dialogo. Ora bisogna capire chi farà il primo passo per superare la barriera di chi ne fa una questione di sicurezza o di orgoglio. Uno spiraglio però è stato aperto. Toccherà alle diplomazie degli altri firmatari (Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Cina) lavorare per riavvicinare Stati Uniti e Iran. E rilanciare in maniera innovativa l’accordo nucleare.

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