Siria: Russia, Turchia e Iran si impegnano fermare la guerra a Idlib

Notiziario Estero – I tre presidenti si incontrano a Ankara e confermano l’impegno di lavorare per fermare la guerra a Idlib, provincia della Siria.

I presidenti di Russia, Turchia e Iran hanno deciso nel vertice del 16 settembre a Ankara di esplorare e valutare tutte le strade possibili per diminuire la tensione e contenere la guerra a Idlib, la provincia siriana con tre milioni di abitanti ancora sotto il controllo dei ribelli che combattono il presidente della Siria Bachar al-Assad.

La trilaterale tra Vladimir Putin, Recep Tayyp Erdogan e Hassan Rohani produce in sostanza poco sul piano politico diplomatico. Più un’intesa volta a non scontentare nessuno, soprattutto l’alleato turco, che un vero e proprio accordo intento a risolvere una situazione prona a esplodere.

Un anno fa i tre leader si accordarono per frenare un’offensiva lanciata dal presidente Assad, che è sostenuto da Russia e Iran. La Turchia invece appoggia i ribelli anti-Assad. Pochi mesi dopo quell’accordo, lo scorso aprile, le ostilità a Idlib tra ribelli e esercito governativo sono riprese. Almeno 400.000 civili sono fuggiti verso nord, in direzione della frontiera turca, a seguito dell’avanzata dei militari fedeli a Damasco.

La Turchia, che accoglie oltre 3,6 milioni di rifugiati siriani e confina con la Siria, teme che la nuova offensiva dell’esercito di Assad spinga molti più siriani verso le sue frontiere. Così Erdogan ha minacciato di aprire la porta verso l’Europa nel caso di una pressione migratoria gigantesca. Una prospettiva che fa paura all’alleato russo. Tanto che Putin si è impegnato a intervenire sul presidente Assad.


Il tris del caos siriano 


I tre presidenti si sono anche accordati per lavorare al fine di riportare in Siria i rifugiati. Per fare questo Erdogan ha proposto che si utilizzi il “corridoio della pace” al quale sta lavorando insieme agli Stati Uniti. L’idea è di realizzare un corridoio di 32 chilometri di larghezza che corre lungo tutta la frontiera. Il progetto convince poco Washington e si suoi alleati curdi perché si perderebbe il controllo di città strategiche e importanti. La Turchia ha fatto sapere che se nel giro di due settimane non ha una risposta procede a realizzare il corridoio per conto suo. Il leader turco ha anche annunciato che sta lavorando a un summit con Libano e Irak per una strategia di ritorno a casa dei rifugiati siriani.

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