Serbia e Ungheria cosa succede dopo il voto
Viktor Orban (a sinistra) e Alexandar Vucic (destra) partecipano alla cerimonia di inaugurazione della ferrovia Belgrado-Novi Sad (lungo la linea Belgrado Budapest) il 19 marzo 2022. (Foto dal sito opendemocracy.net).

Le elezioni riconfermano il serbo Vucic e l’ungherese Orban alla guida dei rispettivi Paesi. Il voto ha premiato di nuovo i partiti autoritari. Ora cosa succede in Serbia e Ungheria?

Il partito conservatore serbo vince le elezioni sfiorando il 60% dei consensi (59,8). Quello ungherese supera di misura il 50% (53,8). Ora cosa succede dopo le elezioni in Serbia e Ungheria? E’ difficile dare una risposta senza scadere nel commento scontato che si assiste a un’avanzata delle forze autoritarie. Perché alla fine l’autoritarismo del leader serbo Aleksandar Vucic e di quello ungherese Viktor Orban presenta in entrambi i casi diverse sfumature.

Vucic ha giocato finora una partita di delicato equilibrismo politico. Si è dichiarato filoeuropeo ma guarda a Vladimir Putin con profondo rispetto. All’Onu ha votato a favore della condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina, ma non ha aderito alle sanzioni contro la Russia. Vucic è stato ministro dell’informazione ai tempi del presidente Slobodan Milosevic, accusato di crimini contro l’umanità.

La scelta anti-Nato di Belgrado

La Serbia ha un legame storico di “fratellanza” con la Russia. Fin dai tempi degli zar, Belgrado ha sempre puntato la bussola su Pietroburgo e Mosca. Ha aperto la porta, quando ha potuto, all’ambizione russa di arrivare all’Adriatico.

Il voto del 3 aprile pone una questione centrale per la società serba: risolvere il dilemma tra filoeuropeisti e filorussi. Il successo elettorale di Vucic non ha risolto il problema. Perché il presidente, come detto, ha fatto il filoeuropeo e il filorusso allo stesso tempo nel tentativo di ottenere il più ampio consenso.

La situazione in Ungheria è diversa. Orban, che ottiene il suo 4° mandato, lo abbiamo conosciuto bene in tutti questi anni. Nulla da dire sulla sua abilità politica tanto che l’esito delle elezioni appariva abbastanza scontato. La vera sorpresa, a mio giudizio, è stata la vittoria di misura (il 53,8%) che ha ottenuto.

Il presidente ungherese è stato il trascinatore dei Paesi dell’Europa orientale, insieme alla Polonia, nell’opposizione alle scelte di Bruxelles. Sovranista e antieuropeista, Orban sembra avere fatto una virata strategica verso l’Ue dopo la guerra russa in Ucraina. Non che abbia cambiato le sue posizioni. Ha solo costruito un’immagine nuova dentro la casa europea. Un modo per prendere le distanze dalla Russia senza fare troppo baccano. Ha condannato l’aggressione russa e ha approvato le sanzioni dell’Ue. Non è però d’accordo a bloccare l’approvvigionamento di gas russo. Si è opposto alla fornitura di armi agli ucraini. Infatti, ha vietato l’utilizzo del territorio ungherese per far transitare armi in Ucraina.

La posizione ungherese sulle armi all’Ucraina ha attirato le critiche della Polonia, il principale partner di Orban in Europa orientale. Questo potrebbe provocare un allontanamento di Varsavia da Budapest e indebolire il fronte cosiddetto sovranista dentro l’Ue.

Budapest, che è socio dell’Ue, e Belgrado, non socio, sono i simboli del tentativo di Putin di dividere l’Europa. Il presidente russo ci ha provato più volte a indebolire l’Ue al suo interno. Così come prova, attraverso la Serbia, a mostrare che non tutti i Paesi ci tengono a entrare nel club europeo. L’invasione dell’Ucraina potrebbe avere l’effetto contrario: convincere di più gli ungheresi sull’importanza dell’Unione Europea e distanziare Belgrado dall’influenza di Mosca.

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