Se la Cina aumenta il suo arsenale nucleare di mille testate

Un rapporto del Pentagono stima che in un decennio la Cina avrà mille testate nucleari in più. Pechino è ancora lontana dagli Stati Uniti per testate atomiche, ma il riarmo desta preoccupazione.

La Cina sta aumentando il suo arsenale nucleare e avrà mille testate atomiche entro il 2030. Lo dice il rapporto annuale sulle capacità militari della Repubblica Popolare cinese che il Dipartimento della Difesa Usa ha preparato per il Congresso degli Stati Uniti.

Mentre le grandi potenze hanno monitorato in questi anni il nucleare iraniano, la Cina ha tranquillamente aumentato il passo di espansione del suo programma atomico. I calcoli del Pentagono stimano il raggiungimento di 700 testate entro il 2027. Una previsione che smentisce quella dello scorso anno nella quale si prevedeva un raddoppio del potenziale atomico entro il 2027, potenziale che nel 2020 era pari a 200 testate.

Nonostante questo, la Cina non sarebbe in grado di superare nel decennio gli Stati Uniti per numero di testate nucleari (pari a 3750).

Il riarmo cinese desta comunque preoccupazione. L’escalation di tensione tra Pechino e Taiwan, l’estensione dell’influenza cinese in Africa e America Latina, la politica di espansione nel Mar Cinese Meridionale e il progetto della nuova Via della Seta fanno pensare a un trait d’union tra la strategia geopolitica del gigante asiatico e la corsa al riarmo.

Vale la pena aggiungere anche la vendita di testate nucleari. Con un vicino, e alleato, esuberante come la Corea del Nord, la Cina trova un facile sbocco di mercato atomico.

Grazie alla prospettiva di 1000 testate nucleari, Pechino aumenta il suo peso specifico nelle trattative internazionali e nelle azioni di pressing diplomatico.

Come in tutte le cose c’è anche il rovescio della medaglia. Sarà difficile, per esempio, per Pechino condurre la trattativa sul nucleare iraniano nell’ambito del gruppo 5+1. Con quale credibilità si potrà convincere l’Iran a frenare il suo programma di sviluppo nucleare quando la proposta arriva da Stati quasi tutti dotati di armi nucleari (unica eccezione la Germania) e uno dei quali (Cina) con un intenso programma per aumentare la dotazione di armi atomiche!

L’allarme del Pentagono non va quindi sottovalutato. Anche perché i dirigenti politici cinesi sono poco credibili. Fino a oggi non hanno ancora fornito spiegazioni chiare sul Coronavirus e sulle possibilità di una fuga da laboratorio del virus. E’ facile immaginare lo stesso scenario se ci fosse la “fuga” di una testata nucleare. Che creerebbe molti più problemi di una crisi pandemica.

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