Se gli Stati Uniti cambiano rotta sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania

Dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, gli Stati Uniti legittimano gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Gli Stati Uniti legittimano gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, cambiano la rotta della loro politica mediorientale e rimettono in discussione 40 anni di politica estera americana. Washington, in sostanza, non sostiene più la soluzione dei due stati.

Ma andiamo con ordine per comprendere cosa succede nel delicato equilibrio tra israeliani e palestinesi.

Il fatto

L’annuncio è del segretario di Stato americano Mike Pompeo: gli Stati Uniti non ritengono più illegali le colonie israeliane nella West Bank o Cisgiordania, la riva occidentale del fiume Giordano. Gli insediamenti in Cisgiordania sono considerati illegali dall’Onu, dalla Corte Internazionale di Giustizia, dalla Quarta Convenzione di Ginevra. Sono da sempre uno degli ostacoli alla pace tra israeliani e palestinesi.

Cosa sono gli insediamenti israeliani in Cisgiordania

Si tratta di colonie costruite e abitate da israeliani in Cisgiordania dopo la fine della Guerra dei sei giorni nel giugno 1967. Ci vivono circa 600.000 persone. Nonostante la comunità internazionale consideri illegali gli insediamenti, Israele rivendica i territori e nega che le colonie siano illegittime. I palestinesi sostengono il contrario: gli insediamenti sono illegittimi e, mappe alla mano, creano una discontinuità territoriale che rende difficile creare lo Stato palestinese.

Il cambio di rotta della politica Usa

Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la linea politica della soluzione dei due stati. Il primo fu il presidente Jimmy Carter. Ci provò nel 1981 Ronald Reagan a rimettere in gioco questa visione. L’ex-governatore della California definì gli insediamenti “non del tutto legali”, alleggerendo la concezione di illegalità. Da quel momento, gli Usa hanno considerato le colonie ebraiche come “illegittime” e non illegali. Una sottigliezza giuridica durata fino ai nostri giorni. Anzi fino a Pompeo. Che definisce gli insediamenti israeliani non in contrasto con il diritto internazionale. E aggiunge che la questione della legittimità deve essere affrontata dai giudici di Israele. Il meccanismo messo in atto da Pompeo è lo stesso usato per giustificare Gerusalemme capitale di Israele.

Intanto, se da un lato si distrugge un principio e anni di lavoro per la pace sul conflitto Israele-Palestina, dall’altro si annuncia che è imminente un piano per la pace in Medio Oriente versione Trump.

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