Scontri a Gerusalemme cosa sapere sulla Moschea di Al Aqsa

Tensioni e scontri sulla spianata delle Moschee. Cosa c’è da sapere sulla Moschea di Al-Aqsa e perché il sito è così importante per palestinesi e israeliani.

Gli scontri a Gerusalemme tra israeliani e palestinesi nella spianata delle moschee sono stati violenti. Gli ultraortodossi israeliani hanno organizzato lo scorso 29 maggio la marcia annuale nella città vecchia di Gerusalemme est. Si è conclusa con guerriglia urbana con i palestinesi. Uno di questi ha dichiarato al network Al-Jazeera che quella dei movimenti dell’estrema destra israeliana è un atto di aggressione.
Perché l’area della Moschea di Al-Aqsa, nella città vecchia, è un punto costante di contesa tra israeliani e palestinesi?


Perché la Moschea di Al-Aqsa è così importante

Al-Aqsa è il nome della Moschea dalla cupola dorata che si trova all’interno di un’area di 35 acri, circa 142.000 mq. I musulmani chiamano l’area al-Haram al-Sharif , cioè nobile santuario. Per gli ebrei è il Monte del Tempio. Il sito è a Gerusalemme est ed è sacro per le tre religioni che discendono da Abramo: musulmana, cristiana e ebrea. Il sito è stato tra i più contestati dopo l’occupazione di Gerusalemme da parte israeliana nella guerra del 1967 (guerra dei sei giorni).


Il significato religioso dell’area di Al-Aqsa

Per i musulmani il Nobile Santuario, come lo chiamano, ospita il terzo sito più sacro dell’Islam: la Moschea di Al-Aqsa, appunto, con la cupola. Risale al settimo secolo dopo Cristo ed è ritenuta essere il punto da cui Maometto è salito al Paradiso.
Gli ebrei invece credono che l’area di Al-Aqsa sia il luogo in cui sono stati eretti i templi dell’epoca biblica. Le leggi israeliane e il rabbinato di Israele impediscono agli ebrei di entrare nel compound di Al-Aqsa per pregare. Il muro occidentale dell’area, meglio conosciuto come muro del pianto per gli israeliani, è considerato una parte rimanente del secondo tempio. I musulmani invece lo chiamano il muro di Al-Burak perché lo ritengono il luogo dove il profeta Maometto si è legato a Al-Burak, l’animale sul quale è asceso al cielo e ha parlato a Dio.


Lo status quo

Fin dal 1967 Giordania e Israele sono d’accordo che una fondazione islamica avrebbe gestito le questioni interne all’area di Al-Aqsa, mentre Israele avrebbe provveduto alla sicurezza esterna all’area. Stabilirono che ai non musulmani fosse consentito entrare nell’area negli orari di visita, ma non era permesso pregare all’interno.
Alcuni gruppi israeliani hanno però sfidato il governo. I movimenti del Tempio, come il Temple Mount Faithful e il Temple Institute, hanno messo in discussione il divieto di permettere agli ebrei di entrare nell’area. Questi movimenti sono determinati a ricostruire il terzo tempio ebraico dentro la zona della spianata delle moschee. Spesso sono stati fondati da esponenti del governo israeliano che, a parole, rivendica il desiderio di mantenere lo status quo attuale nel sito.
La provocazione maggiore è arrivata nel 2000 con il celebre gesto del politico israeliano Ariel Sharon, che entrò nel sito sacro all’Islam accompagnato da un migliaio di poliziotti israeliani. La mossa di Sharon avviene non a caso proprio nel momento in cui l’allora premier Ehud Barack doveva incontrare il leader palestinese Yasser Arafat. I colloqui vertevano su come le due parti potessero convivere a Gerusalemme. La passeggiata di Sharon dentro la spianata delle moschee scatenò una serie di scontri in cui furono uccise 3000 persone tra arabi e israeliani.


Le tensioni recenti

Per la prima volta dal 1969, Israele ha chiuso l’accesso alla Moschea di al-Aqsa nel 2021. Dopo ripetuti scontri tra israeliani e palestinesi, il 14 luglio un attacco palestinese ha causato la morte di due funzionari israeliani e tre palestinesi. A seguito di questo gli israeliani hanno bloccato l’accesso per tre giorni all’area di al-Aqsa. Al momento della riapertura erano stati installati metal detector per accedere all’area oltre a diverse misure di sicurezza. I palestinesi hanno protestato e si sono rifiutati di entrare nell’area finché gli israeliani non avessero rimosso le misure restrittive di ingresso.

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