Viviamo su un gigantesco palcoscenico di teatro dell’assurdo che stupirebbe Samuel Beckett. Il grande drammaturgo teatrale irlandese toccherebbe con mano l’assurdità delle vicende umane che ha raccontato nelle sue opere. Mi riferisco a quanto riporta la BBC: Rotterdam smantellerà un ponte storico per permettere il passaggio del superyacht lungo 127 metri di Jeff Bezos, il boss di Amazon. La notizia apre la porta a quesiti giganteschi sul futuro sui quali dobbiamo interrogarci. Il primo è in nome di quale diritto un ricco uomo d’affari di un altro paese faccia smontare un ponte del 1877 perché il suo yacht non ci passa con i suoi 40 metri di altezza. Dietro le infrastrutture locali ci sono storie di vita, investimenti economici, valori, memoria e tradizioni di una collettività. La decisione di Rotterdam di smantellare il Koningshaven Bridge, questo il nome del ponte, avrebbe almeno dovuto passare attraverso una consultazione popolare. L’ufficio del Sindaco ha assicurato che il ponte sarà rimontato tale e quale. Ma sono in molti a essere pessimisti. Il ponte è rimasto chiuso per tre anni, dal 2014 al 2017, a causa di lavori di riqualificazione. Ora torna a essere inutilizzabile perché sarà smantellato e, forse, rimontato. Il secondo quesito è il rapporto tra beni comuni e interessi privati. Un interrogativo che mette sul piatto l’importanza del valore delle cose pubbliche. Fino a che punto il capriccio di un facoltoso privato che vuole fare il giro del mondo va accontentato sacrificando un bene pubblico e addirittura modificando una zona urbana? Se la linea di Rotterdam diventa la regola, ci troveremmo a smantellare in giro per il mondo monumenti storici per la volontà di pochi. Oggi è il ponte olandese, domani  potrebbe capitare con i ponti sul Tamigi o altro. Il ponte di acciaio di Rotterdam ha una storia lunga ed è considerato monumento nazionale. La scelta sta causando un dibattito acceso tra gli abitanti e gli olandesi. Il teatro dell’assurdo non è più tanto una rappresentazione della società. È la società odierna che diventa una  gigantesca rappresentazione reale dell’assurdità.

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