Il Recovery Fund passa. Ungheria e Polonia tolgono il veto

Ungheria e Polonia tolgono il veto sul Recovery Fund in cambio di concessioni minime da parte dei Paesi europei. Lo sblocco favorisce anche l’accordo europeo sul clima.

Alla fine il Consiglio Europeo ha trovato l’accordo sul Recovery Fund, il fondo anti-crisi dell’Unione Europea. Ungheria e Polonia hanno ritirato il veto sul bilancio comunitario e sul fondo anticrisi annunciato alla vigilia del vertice europeo di Bruxelles. Il ritiro del veto polacco e ungherese ha permesso di sbloccare il più grande sforzo finanziario della storia dell’Unione Europea: 1074 miliardi di euro previsti nel bilancio 2021-2027 e 750 miliardi di euro di Recovery Fund per combattere gli effetti della pandemia da Coronavirus. L’accordo apre la strada agli aiuti, sotto forma di sussidi e crediti, che potranno cominciare a essere erogati da giugno 2021 e attesi dai Paesi colpiti dal Coronavirus, in particolare Italia e Spagna.

Proviamo a spiegare cos’è successo nel Consiglio Europeo di Bruxelles del 10 dicembre in cinque punti:

  1. Stato di Diritto e condizionalità. Polonia e Ungheria avevano messo il veto sul meccanismo di condizionalità degli aiuti. Varsavia e Budapest contestavano la norma che prevede di “condizionare” gli aiuti economici comunitari al rispetto dello Stato di Diritto. Significa che con questa norma si potranno sospendere i pagamenti degli aiuti qualora la deriva anti-democratica di uno Stato europeo metta in pericolo gli interessi finanziari dell’Ue. Questo scenario era molto temuto dai governi ungheresi e polacchi. Però il Consiglio Europeo ha approvato il bilancio comunitario unitamente al regolamento che prevede la norma di condizionalità. Di fatto, una retromarcia di Ungheria e Polonia.
  2. L’intesa con Ungheria e Bulgaria. L’intesa raggiunta a Bruxelles è stata tenuta segreta per alcune settimane. Offre concessioni minime ai governi ungherese e polacco ma sufficienti per consentire di togliere il veto senza subire una capitolazione umiliante. Bruxelles, secondo diverse fonti, ha comunque esercitato una pressione su Budapest e Varsavia mettendo in chiaro che erano pronte alternative legali per garantire comunque l’approvazione del Recovery Fund e del bilancio. Con la conseguenza per i due Stati di perdere l’accesso a ingenti quantità di fondi comunitari.
  3. Cosa è stato concesso per il voto di Budapest e Varsavia. La Commissione Europea ha promesso che applicherà il regolamento, inclusivo della norma di condizionalità, in maniera unanime a tutti gli Stati. Una promessa superflua perché la Commissione si muove nel rispetto istituzionale e non può certo usare un doppiopesismo nell’applicazione delle regole. Ma la concessione più significativa è la seguente: se uno Stato impugna il regolamento, la Commissione Europea non sospenderà i fondi fino alla pronuncia da parte della Commissione Europea.
  4. Accordo sul clima. La neutralizzazione, chiamiamola così, di Ungheria e Polonia ha permesso di sbloccare anche i rischi di impasse dell’accordo sul clima. Il Consiglio Europeo ha infatti approvato all’unanimità il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030, che passerà dal 40% al 55% rispetto ai livelli del 1990.
  5. Clima di fiducia. L’accordo chiude un anno particolarmente difficile per l’Ue, che è iniziato con l’uscita della Gran Bretagna dal club europeo lo scorso 31 gennaio e l’impatto devastante della pandemia da Coronavirus.

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