Perché Stati Uniti e Europa dovrebbero giocare la carta cinese

La Cina può giocare una partita importante sulla questione ucraina. I cinesi sono forse gli unici che possono convincere Putin.

Chi può mediare nella guerra in Ucraina? La risposta è una: può mediare con buone chance di successo solo chi è più rispettato da Vladimir Putin. Questo Stato è la Cina.

Pechino ha le carte in regola per fare un’azione sul presidente russo e convincerlo a fare marcia indietro. I cinesi sono però abili diplomatici. Sanno che in gioco c’è il disegno della carta geopolitica in Europa e l’equilibrio non solo di potenza ma anche di rapporti economici.

La diplomazia cinese ha mantenuto finora un atteggiamento di cautela e pragmatismo. Da una parte non vuole mostrarsi troppo coinvolta con la Russia, dall’altra vuole fare sapere alla Russia che non sta dalla parte di Nato e Stati Uniti.

Se c’è un Paese per il quale il tempo gioca a favore è proprio la Cina. Pechino non ha fretta di chiudere questa guerra. Nel Pacifico si apre per i cinesi una situazione favorevole dal momento che gli Stati Uniti sono impegnati a monitorare la questione ucraina. L’Europa continua a essere un buon sbocco di mercato e un territorio di futuri investimenti. Questo nonostante la leadership cinese non abbia aderito al sistema sanzionatorio verso la Russia.

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Quando la Cina percepirà che anche il suo tempo sta per scadere, allora si darà da fare in Ucraina e aumenterà il passo. Ciò non significa che scenderà in campo al fianco della Russia. Certo tutto è possibile ma è alquanto improbabile che Pechino sacrifichi il redditizio mercato occidentale sull’altare dei deliri di Vladimir Putin. Molto più probabile un impegno cinese per convincere il presidente russo a trovare un compromesso e a far cessare la voce grossa dei cannoni.

La Cina ha un’arma a doppio taglio. Da una parte ci sono gli interessi economici cinesi sia in Ucraina sia in Russia. Per questo mantiene un rapporto ambiguo e guarda a una soluzione politica e di stabilità. Dall’altra c’è il grande progetto della nuova Via della Seta cinese. Questa attraversa, a suon di investimenti miliardari, l’Asia, il Mediterraneo, l’Europa e l’Africa.

In Europa il punto strategico sono l’Italia e la Grecia. In particolare, ai cinesi interessa Roma. Il governo italiano ha sottoscritto un’intesa nel 2019 -governo di Giuseppe Conte- con la Cina aderendo alla via della Seta. Sebbene il governo di Mario Draghi abbia poi ridimensionato quell’impegno, i cinesi considerano l’Italia un Paese strategicamente importante. Per questo motivo, Roma può giocare un ruolo importante nella diplomazia internazionale volta a convincere Putin a cessare il conflitto.

La Cina, scrivevo, è il solo Paese che Vladimir Putin può ascoltare. E che può convincere il presidente russo. Un motivo è proprio questa sua posizione di equidistanza dal conflitto. In secondo luogo, Pechino può offrire una sponda e un rifugio all’economia russa. In terzo luogo, Mosca si sente le spalle coperte a est in caso di allargamento del conflitto a ovest. Sa che da oriente non arriva alcuna minaccia e può evitare una sindrome da accerchiamento. La Cina infine è un valido referente all’interno delle sedi internazionali dalle quali la Russia è stata estromessa. Putin sa che la Cina, per la sua storia e tradizione culturale, non appoggerà mai l’Occidente contro la Russia.

Per tutti questi motivi, la Cina è la carta da giocare per fermare Putin. L’incontro romano tra americani e cinesi apre la strada alla possibilità di questo intervento diplomatico di Pechino. L’Europa, e l’Italia in particolare, dovrebbero spingere l’acceleratore e convincere i cinesi. In cambio potrebbero offrire prospettive economiche allettanti. Sempre che dai round di negoziati russo-ucraini un Putin sempre più stremato non decida di fermare l’aggressione.

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