Perché il macronismo è la fase suprema del gaullismo

Macron avverte l’Europa di essere sull’orlo di un burrone. Dice all’Economist che la Nato è in stato di morte cerebrale. Dal gaullismo al macronismo.

Da tempo scrivo su questo magazine che Emmanuel Macron fa di tutto per emulare Charles de Gaulle. O che addirittura tenti di superarlo spingendosi oltre i confini che il generale francese non ha mai osato oltrepassare. Scomodando dunque Lenin, mi permetto di adattare il titolo della sua celebre opera del 1916 (Imperialismo fase suprema del capitalismo) alla più modesta considerazione che il macronismo è la fase suprema del gaullismo.

In un’intervista rilasciata all’autorevole The Economist, Macron ha spiegato la sua visione di Europa, Nato e mondo. L’Europa è “sull’orlo di un burrone”, ha detto il capo di Stato francese, aggiungendo che deve svegliarsi. Invece, la Nato soffre di “morte cerebrale”. Per questa ragione, l’Unione Europea deve dotarsi di una sua forza militare. Inoltre, ha bisogno di agire non solo come un mercato ma anche come blocco politico. Con scelte politiche autonome nel campo tecnologico, in quello della protezione dei dati, sul cambiamento climatico.

Il vero colpo di scena è il passaggio sulla realpolitik. Per Macron, l’Ue deve abbracciare una politica estera di realpolitik, ricostruendo per esempio buone relazioni con la Russia.

A questo punto cosa dovrebbe rispondere l’Europa ai quesiti posti dal presidente francese? Una risposta di certo la merita.

Intanto, vale la pena rilevare come nelle parole di Macron si respiri tanto De Gaulle. Le questioni che pone sono simili, con i dovuti accorgimenti temporali, a quelle del fondatore della Quinta Repubblica francese. Chi mastica un po’ di storia delle relazioni internazionali, ricorderà benissimo che De Gaulle aspirava a rendere l’Europa il terzo blocco di contrappeso tra Usa e Urss. A questa forma geometrica, il Generale era giunto dopo avere assistito al fallimento di diversi tentativi di altre forme geometriche variabili (asse franco-tedesco, direttorio franco-anglo-americano). Il terzo blocco doveva essere guidato da Parigi. Per fare questo, però, la Francia doveva essere alla pari delle altre grandi potenze. Da qui l’idea di dotare i francesi di una force de frappe, di una potenza d’urto con capacità militari nucleari.

Come non vedere quindi similitudini tra le aspirazioni internazionali di Macron e quelle di De Gaulle? Con l’unica differenza che il macronismo punta più in alto. Non solo prendere in mano l’Unione Europea, ma anche persuadere che l’alleanza transatlantica è morta. Oppure domandare ai partner europei qual sia oggi il significato dell’articolo 5 dello Statuto della Nato, che prevede in caso di attacco a un membro dell’alleanza l’intervento in sua difesa di tutti gli altri Stati soci del club atlantico.

Dove però è evidente che il macronismo sia la fase suprema del gaullismo emerge nell’appello a una nuova ostpolitik europea. Macron guarda a est e chiede di riallacciare le relazioni con la Russia. Certo niente di male a riprendere il dialogo con Mosca, l’Europa ne gioverebbe dal punti di vista della sicurezza, dell’economia e degli approvvigionamenti energetici.

In realtà, la geopolitica francese che guarda a est  dà l’impressione di un tentativo di Macron di guidare la riscossa europea cercando alleati altrove abbandonando gli amici nordamericani. Un disegno non molto diverso da quello tentato da Vladimir Putin dopo l’isolamento internazionale. Il leader russo spostò allora il proprio campo di alleanze a est, provando anche a costituire un’area di libero scambio asiatica. Quel tentativo oggi non sembra funzionare molto, così come appare difficile vedere una special relationship russo-cinese. L’Europa tenga conto di questo. E il macronismo rimanga dentro certi confini.

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