Perché i francesi protestano

Perché i francesi protestano
Perché i francesi protestano (foto Notiziario Estero)

di Valeria Fraquelli – Manifestazioni in tutte le piazze. La riforma previdenziale di Macron divide il Paese. Perché i francesi protestano?

Dove nasce la contestazione in Francia? Perché i francesi protestano? I figli della rivoluzione francese, dell’illuminismo e di Napoleone manifestano, e tanto, perché si sentono defraudati dei diritti. E per loro la pensione è un diritto. Per questo non possono accettare le modifiche proposte dal Presidente Macron; certo tutti sanno che il trattamento alla fine dell’età lavorativa in Francia è molto complicato e normato da una giungla di leggi che toccano tutti i settori. Nessuno però è disposto ad abbandonarlo.

Il Paese d’Oltralpe è attraversato da oltre un anno dalle proteste, prima dei gilet gialli e poi dei futuri pensionati, che temono di perdere i benefici di welfare che avevano conquistato in passato. Un segnale d’allarme che riflette un disagio che la politica e i sindacati non possono trascurare.

Nell’autunno 2018 i gilet gialli scendono nelle piazze francesi per protestate contro il caro vita e le politiche del Presidente Macron; sostengono che il partito del presidente La Republique en marche abbia adottato misure a favore del potere finanziario che impoveriscono lavoratori e pensionati. All’origine della protesta c’è dunque un profondo malessere dei francesi, che usano la piazza per fare sentire la loro voce e esprimere rabbia e delusione per quel Presidente che hanno votato con la speranza di migliorare il proprio tenore di vita. La Francia ha girato le spalle a Macron? Difficile dirlo. Di certo c’è solo la percezione diffusa tra le strade di Parigi, Lione, Lille e altre importanti città, che le scelte di politica economica del Presidente soddisfino più i burocrati di Bruxelles e le stanze del potere europeo che i lavoratori e pensionati

Per capire la protesta bisogna vivere come vive un cittadino francese medio, che deve cercare di sbarcare il lunario e di mettere da parte qualche soldo per le emergenze; attualmente non è facile risparmiare e gli stipendi per chi vive nelle zone rurali più disagiate non coprono più le necessità di una vita nelle media.

A questo si aggiunge ora la questione delle pensioni e gli animi si sono subito accesi, la situazione è diventata incandescente e si è creato un altro fronte di proteste che partendo da Parigi ha toccato a poco a poco tutta la Francia. I lavoratori vogliono rassicurazioni e pretendono che siano mantenuti tutti quei benefici di cui hanno usufruito fino ad adesso; nessuno perdona a Macron ed al suo governo di essere stati eletti con delle promesse che in realtà non sono mai state mantenute e adesso i nodi sono venuti al pettine.

La forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia e la classe media si sente come in una morsa, per i cittadini le pensioni sono una importantissima fonte di reddito a cui non si può rinunciare, soprattutto perché gli stipendi dei più giovani sono sempre più bassi. E il divario tra benestanti e persone in difficoltà sta schiacciando la classe media in Francia. Un trend che però è mondiale. Nel 2019, secondo un rapporto Oxfam del 2020, 2.153 miliardari censiti risultano ricchi quanto 4 miliardi e seicento milioni di persone, mentre l’un per cento dei più ricchi possiede più del doppio delle risorse appartenenti a 6 miliardi e novecento milioni di persone.

I “paperoni” del pianeta vivono in modo estremamente lussuoso e possono accedere in luoghi che saranno sempre preclusi per la maggioranza della popolazione. Il gap tra i due mondi si è sempre allargato negli ultimi anni e le politiche per cercare di attenuare la situazione non sono quasi andate a buon fine. Corruzione e  mancanza di impegno hanno impedito che fossero attuate delle serie riforme per cambiare le cose e permettere a tutti di avere accesso almeno ad un minimo di benessere, quel benessere che rende la vita migliore.

Ecco perché in Francia si protesta, perché ci sia un sistema più giusto e più equo che sia al fianco non solo dei banchieri, ma della gente comune che ogni giorno con tanti sacrifici deve riuscire a rendere tollerabile la vita.      

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