La questione del nucleare iraniano torna alla ribalta con prepotenza. I più importanti media internazionali annunciano che martedì 6 aprile ci saranno colloqui tra Iran e Paesi firmatari dell’accordo del 2015 (Germania, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia). Gli Stati Uniti, che sono usciti dall’accordo nel 2018, parteciperebbero in maniera indiretta con una delegazione. Arriva però la smentita iraniana. Teheran fa sapere che non ci sarà alcun colloquio con gli Usa, neppure per via indiretta, finché Washington non toglierà le sanzioni imposte dall’ex-presidente Donald Trump.

Intanto, spostandoci sul fronte est-asiatico, gli Stati Uniti fanno pressione sulla Corea del Nord di Kim Jong-un. In questo coinvolgono anche Giappone e Corea del Sud. I tre Paesi comunicano che lavoreranno insieme per convincere il leader nord-coreano a abbandonare il programma di sviluppo nucleare. A Myanmar continuano invece gli scontri tra manifestanti e militari che causano morti e feriti.

Dall’Asia alla Somalia. Il terroristi di al-Shabaab provano a attaccare due basi militari importanti dell’esercito somalo. I militari respingono l’attacco e uccidono decine di jihadisti. Più a nord, sempre in Africa, l’Egitto ha chiesto 1 miliardo di danni per l’incagliamento della nave Ever Given nel Canale di Suez. L’Egitto si è anche detto disponibile a riprendere i negoziati con Sudan e Etiopia per la grande diga della rinascita etiope (Gerd) al centro di una disputa. (Leggi anche: L’Etiopia riempie la diga).

Non c’è solo la disputa diplomatica tra Italia e Russia, che portato all’espulsione di due diplomatici russi dal territorio italiano per una questione di spionaggio. Anche Estonia e Cina vivono una crisi delle loro relazioni diplomatiche. I due Paesi hanno espulso rispettivamente gli ambasciatori per “cattiva condotta”. La vicenda risale alla scorsa estate ma è stata resa nota soltanto di recente.

Infine è sempre più in bilico la tenuta del Mercosur, la zona di libero scambio tra Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay che in questi giorni ha celebrato i 30 anni di vita. Argentina e Uruguay sono divise su tutto. In particolare sulla questione del rio de la Plata, il fiume che segna il confine tra i due Paesi ed è una importante rotta commerciale. Il tema è quello del dragaggio del fiume: l’Uruguay vorrebbe portarlo a 14 metri di profondità per consentire il passaggio di navi di maggior carico, mentre l’Argentina è contraria.

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