Netanyahu attacca a testa bassa su Iran e Valle del Giordano

Notiziario Estero- Il premier israeliano gioca le carte dell’Iran e della Valle del Giordano in campagna elettorale. Netanyahu in svantaggio nei sondaggi.

Benjamin Netanyahu va all’attacco usando due cavalli di battaglia come l’Iran, nemico esterno, e la Valle del Giordano, rafforzamento interno dello Stato ebraico. Il premier israeliano non è nuovo a strategie di comunicazione politica in grado di ribaltare a proprio favore il consenso dell’opinione pubblica.

Iran

In un discorso televisivo del 10 settembre, il capo del governo israeliano ha rivelato la scoperta del Mossad, i servizi segreti israeliani: “C’è un sito segreto nucleare in Iran”, ha detto in diretta televisiva. Il colpo di scena mediatico arriva a meno di una settimana dalle elezioni del 16 settembre. Netanyahu ha anche svelato il luogo del deposito nucleare iraniano, che sarebbe nella regione iraniana di Abadeh. Il Mossad avrebbe dato la notizia al governo all’inizio dell’estate. Il premier uscente ha anche spiegato ai cittadini che gli iraniani hanno distrutto il sito dopo avere capito di essere stati scoperti. Per l’opposizione israeliana, quella di Bibi è il solito gioco della carta iraniana e del nemico esterno a fini elettorali. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) aveva scoperto particelle radioattive alla periferia di Teheran. Una notizia che sembra portare acqua al mulino di Netanyahu e al suo gioco di gettare fango sul nemico iraniano. Tuttavia, alcuni diplomatici occidentali e ispettori della stessa Aiea hanno spiegato che si tratta di particelle di uranio con un livello bassissimo di arricchimento.

Valle del Giordano

L’attacco a testa bassa di Netanyahu non si ferma qui. Con un altro effetto a sorpresa, il premier ha lanciato la sua promessa di annettere la Valle del Giordano in caso di una sua vittoria. Nella mappa illustrata dallo stesso Netanyahu, è riportato il progetto israeliano di annettere la sponda occidentale e la riva settentrionale del Mar Morto. Un pezzo di Cisgiordania, inclusi gli insediamenti ebraici di Samaria e Giudea, passerebbero sotto la sovranità di Israele. Un messaggio forte rivolto agli oltranzisti della destra israeliana contrari a riconoscere le zone palestinesi come territori del futuro Stato di Palestina. Per rafforzare la sua promessa elettorale, il capo del governo ha tirato in ballo Donald Trump, annunciando che avrà l’aiuto americano.Questa sembra più la mossa di un disperato, che spera nell’aiuto dell’amico americano dopo avere perso a Washington una figura come John Bolton, silurato da Trump e da ieri ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale.

Intanto i sondaggi danno in svantaggio Bibi e in testa il leader del partito dell’opposizione Blu Bianco generale Benny Gantz. Il premier si inventa a questo punto di puntare sull’incapacità dell’opposizione a gestire il piano di pace per il Medio Oriente che Trump conta di spiegare il 17 settembre, giorno successivo alle elezioni. Il leader israeliano si trova in una situazione paradossale dal momento che rischia di perdere le elezioni nell’era in cui c’è il migliore governo amico possibile negli Stati Uniti.

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