Medio Oriente: l’accordo del secolo di Trump nasce moribondo

Kushner, inviato dal presidente Usa, vuole un accordo politico prima del piano di pace. Ma l’accordo del secolo di Trump nasce moribondo.

Dopo due anni di promesse per arrivare all’accordo del secolo in Medio Oriente, il piano di pace del presidente Donald Trump sembra nascere già moribondo. Il seminario economico dal titolo “Pace per la Prosperità”, cominciato il 24 giugno a Manama, Barhein, per promuovere il piano Usa, sta mostrando che le prospettive di successo sono scarse. Così come le possibilità di ottenere un patto definitivo tra le parti.

Jared Kushner è l’architetto del piano della Casa Bianca per il Medio Oriente. Kushner è però anche il genero di Trump, oltre a essere l’inviato speciale del Presidente alla conferenza in Barhein. Nel suo intervento all’inaugurazione del Forum di Manama, Kushner ha detto che senza una soluzione politica giusta e duratura, non si può offrire dignità e prosperità ai palestinesi e garantire la sicurezza di Israele. Così, ha invitato le parti in causa a intraprendere la strada dello sviluppo economico come condizione prioritaria per risolvere, più avanti, un problema politico in apparenza irrisolvibile. Infine ha lanciato un messaggio ai palestinesi: “Né Trump né gli Stati Uniti hanno abbandonato i palestinesi. Lo sviluppo economico può essere l’accordo del secolo per la Palestina”.

Mentre Kushner parlava, a Gaza e in Cisgiordania i palestinesi scendevano in piazza con scioperi e manifestazioni per protestare contro la proposta americana. Perché il piano usa prevede di gettare una pioggia di miliardi di dollari sui palestinesi senza però finora garantire l’esistenza di uno Stato.

L’aspetto economico dell’accordo del secolo di Trump prevede un’iniezione finanziaria nella regione mediorientale di 50 miliardi di dollari in dieci anni. Il progetto prevede la realizzazione di infrastrutture e business nei territori palestinesi e nei paesi arabi vicini come Giordania, Egitto e Libano.

Per i palestinesi le condizioni sono altre: creazione di uno Stato indipendente palestinese dentro i confini anteriori al 1967 e con Gerusalemme Est capitale dello Stato. D qui quindi la critica al summit. Secondo il primo ministro dell’Autorità Nazionale della Palestina. Mohamed Shtayyeh, il summit in Barhein serve solo per legittimare ulteriormente l’espansione degli insediamenti dei coloni ebrei in Cisgiordania e l’occupazione di Gerusalemme.

Il piano di pace di Trump non suscita entusiasmo neppure tra gli alleati. Solo Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno inviato delegati in Barhein. Non è arrivato il rappresentante del Qatar, nonostante avesse confermato la sua presenza. Così come non sono arrivate le delegazioni dall’Oman e dal Kuwait. Egitto, Marocco e Giordania hanno inviato funzionari tecnici di medio livello. Iraq e Libano hanno declinato l’invito. L’accordo del secolo dovrà aspettare un bel pezzo per raggiungere i suoi obiettivi.

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