L’Italia nei nuovi equilibri economici globali. L’intervento del premier Conte

Una conferenza a Milano sull’Italia nei nuovi equilibri economici globali. L’intervento del premier Conte. Il confronto tra panel di esperti.

Crisi della globalizzazione. Aumento delle diseguaglianze nel mondo. Commercio internazionale. Cina. Stati Uniti e Africa. Sono i temi che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, oggi a Milano, ha affrontato nel suo intervento davanti a stampa, addetti ai lavori, cittadini. La conferenza organizzata dall’Ispi è stata occasione per un confronto sulla collocazione dell’Italia nei nuovi equilibri economici globali. E per capire come conciliare interesse nazionale e cooperazione economica internazionale. Ma soprattutto quale sia l’interesse nazionale.

L’intervento del premier Conte

Il commercio internazionale è stato indubbiamente un fattore di stimolo per la crescita mondiale nel passato. E anche la stessa globalizzazione ha contribuito innegabilmente a integrare il mondo. Ora questo sistema è entrato in crisi – spiega il premier – e viviamo una realtà diversa. Il quadro globale assiste a una crisi del vecchio ordine liberale. E alla messa in stato d’accusa della globalizzazione.

A rimettere in discussione l’intero sistema è l’aumento delle diseguaglianze che il meccanismo del free trade, commercio libero, ha creato dentro le singole economie. La frattura tra ricchi e poveri è in aumento. Un trend che fa crescere la percezione di un mondo e una società iniqua e ingiusta.

La vera sfida quindi – secondo Conte – è quella redistributiva. E’ qui che ci si gioca la stabilità economica e sociale. E’ partendo da qui che si può riprendere il cammino per costruire una società più equa. L’orientamento del governo è quello di dire no all’equazione: più crescita, più interventi sociali. Un Paese e un mondo che vuole progredire non sa che farsene, in sostanza, di una società più ricca che però deve investire molto in azioni sociali causate dalla profonda diseguaglianza.

La strada da seguire per vincere questa sfida la indica lo stesso premier. Un’azione politica concreta su tre livelli: internazionale, europeo e nazionale. Il governo italiano vuole potenziare il suo ruolo politico in questi campi. Perché solo così si può riuscire a governare con efficienza i grandi problemi globali. E ottenere vantaggi ai fini di equità e redistribuzione. L’Italia dunque, fa intendere Conte, deve fare sentire la sua voce e contare di più nelle sedi internazionali. Europa inclusa (un passaggio che sembra rispondere implicitamente alle spinte centrifughe di qualche socio di governo n.d.r.).

Il Presidente del Consiglio si fa sostenitore, e lo ribadisce più volte nel suo intervento, del multilateralismo. Sia economico sia di politica internazionale. Una critica alla politica bilateralista di Emmanuel Macron?  Forse. Ma il tema del multilateralismo serve a Conte soprattutto per dimostrare come esso sia strumento efficace per governare il commercio internazionale. Che non può essere solo free. Deve diventare anche fair. Free and fair trade. Una nuova concezione degli scambi internazionali di cui Roma si fa promotrice nelle sedi opportune. E’ il ruolo dell’Italia nei nuovi equilibri economici globali.

La bussola della politica estera italiana, conferma il premier, è quella del potenziamento dei rapporti internazionali con gli alleati. Spezza una lancia a favore degli Stati Uniti che sono un partner fondamentale. Difende però la scelta della cooperazione economica con la Cina. L’adesione alla Via della Seta criticata in particolare dagli americani. Conte spiega che il memorandum firmato con il presidente cinese Xi Jinping avrà effetti positivi sull’economia italiana e sulla redistribuzione del reddito. Infine, conclude ricordando l’importanza dell’Africa e l’altra grande sfida: quella di conciliare innovazione e sostenibilità.

L’intervento del premier è seguito a una serie di panel in cui si sono confrontati diversi esperti e operatori di commercio e economia internazionale.

L’intervento del sottosegretario Geraci

A aprire i lavori l’ambasciatore Giampiero Masolo, Presidente Ispi che ha introdotto l’intervento del sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci. La Cina è stata al centro del suo intervento. Geraci ha anticipato alcuni temi trattati poi da Conte, dimostrando una sintonia di governo. La Cina, ha spiegato il sottosegretario, è destinata a diventare la più grande economia del mondo. Ma lo diventerà avendo un livello di reddito pro-capite della sua popolazione tra i più bassi. Un paradosso straordinario. Che fa porre la domanda se la Cina va considerata come un Paese ricco o un Paese in via di Sviluppo? Inoltre, analizzando lo scontro tra Donald Trump e i cinesi la cosa certa è che Pechino deve stare dentro le regole previste dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questo è uno dei motivi della guerra commerciale in corso. L’Europa invece ha davanti a sé la grande sfida della redistribuzione.

Michele Geraci

 

Posizionamento dell’Italia nell’economia globale

Sul tema sono intervenuti Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa San Paolo, e Beniamino Quintieri, presidente di Sace. Entrambi incalzati dal direttore dell’Ispi Paolo Magri.

Posizionamento Italia nell'economia globale

Per il capo economista di Intesa San Paolo lo scenario internazionale mostra segnali positivi. L’inflazione non ha un peso così marcato da influenzare l’economia. Inoltre, non ci sono attese per un suo rialzo. Il fattore critico è che tutti gli indicatori economici segnalano che ci sarà un punto di svolta della Cina nei prossimi anni, mentre non cambierà la situazione dell’Unione Europea. Sui tassi la Bce ha annunciato che manterrà quelli attuali. La stessa Fed (Federal Reserve, la banca centrale Usa n.d.r.) ha reso noto che non rialzerà i tassi.

Il presidente Sace invece ha illustrato la situazione del commercio internazionale e l’Italia. Il Paese esporta beni per un miliardo al giorno. Ha evidenziato come un nostro partner commerciale sia la Germania. In alcuni momenti, esportiamo più noi in Germania che i tedeschi in Italia.

Tavola Rotonda

Tanta Cina e Africa. E abbastanza Europa. I punti su cui hanno insistito i relatori della tavola rotonda sono stati essenzialmente questi. Incalzati da Dario De Vico (Corriere della Sera), il confronto è stato sulla relazione tra multilateralismo e interesse nazionale.

Il vice-presidente Abi (l’associazione delle banche italiane n.d.r.) Fabrizio Saccomanni ha spiegato come il trade-off tra cooperazione e multilateralismo da un lato e interesse nazionale dall’altro sia la formula da seguire. Ha anche aggiunto che la Cina sta lavorando per un’alternativa alle attuali istituzioni economiche internazionali. Il problema italiano è quello di aumentare la dimensione delle sue imprese, che sono ancora troppo piccole per stare su alcuni mercati globali. In questo ambito, il ruolo delle banche può diventare importante per sostenere il credito, per lo sviluppo di tecnologie e ricerca di nuovi mercati.

Patrizia Grieco, presidente Enel, ha insistito sulla necessità della spinta tecnologica e di un nuovo modello di sviluppo economico. Su questa sfida è importante il ruolo dell’Europa, che può contribuire a risolvere i grandi problemi attuali. “L’Europa è figlia della guerra ma madre della pace”, ha aggiunto. Un punto di svolta, infine, è quello di pensare allo sviluppo dell’Africa. Perché sviluppare l’Africa significa pensare alla sostenibilità dell’Europa.

Letizia Moratti, ora presidente di Ubi Banca, ha affrontato il tema di come legare economia, sostenibilità, questioni ambientali e sociali. Per fare questo occorre creare un nuovo paradigma e pensare a nuovi modelli. L’incertezza e la paura seguite all’impoverimento della classe media creano instabilità. In Africa ci sono ogni anno, ha ricordato, 29 milioni di giovani che entrano nell’età lavorativa. Senza opportunità, o migrano o sono facile preda di gruppi terroristici o di illegalità. Per questo bisogna intervenire su questo grande continente.

Infine, Secondo Scanavino, presidente Cia-agricoltori italiani, ha evidenziato l’importanza dell’agro-alimentare italiano nel mondo. Il settore si avvia a raggiungere i 50 miliardi di fatturato all’anno in esportazioni. Un’eccellenza straordinaria.

Tavola Rotonda su Italia nello scenario economico globale

 

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