L’Iraq in cerca di stabilità di governo

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Lo stallo istituzionale iracheno non si sblocca. La tensione nel Paese rimane altissima. Il leader religioso iracheno sciita Muqtada al Sadr ha chiesto lo scioglimento della Camera dei Rappresentanti (un ramo del Paramento iracheno) eletta a ottobre 2021.

Le proteste tra le fazioni rivali proseguono nella Green Zone di Baghdad e non danno segno di placarsi. Da una parte ci sono i militanti dei gruppi iracheni sciiti che hanno invaso da giorni le strade della capitale. Dall’altra i partiti più allineati con l’Iran e conosciuti come il Shia Coordination Framework (Scf).

I primi sono sostenitori del potente religioso Muqtada al-Sadr, ritenuto il vincitore delle elezioni. Da giorni hanno occupato il piazzale del Parlamento con un gigantesco sit-in. Protestano per la situazione di stallo che vive il Paese dopo le elezioni dello scorso ottobre che hanno visto prevalere proprio al-Sadr. Quest’ultimo ha ordinato ai suoi deputati di dimettersi lo scorso giugno. I rivali del Scf non riescono però a trovare un fronte compatto con gli ex-alleati dei sadristi: il Partito Democratico del Kurdistan e il blocco sunnita.

Dieci mesi dopo l’Iraq è ancora in cerca di una stabilità di governo. C’è anche la contro protesta dei rivali di al-Sadr, riuniti nel Scf, e sostenitori della candidatura a primo ministro di Mohammed al Sudani, esponente dei partiti filo-iraniani. La situazione si è quindi ingarbugliata. Si temono scontri che possono far esplodere una tensione già molto alta. Forze di sicurezza in stato di massima allerta. E il primo ministro in carica, Mustafa al Kadhimi, invita le forze politiche a costituire una commissione mista per definire una road map che porti a una soluzione. Altrimenti, dice, le conseguenze potrebbero essere terribili.

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