L’Europa del bilateralismo chiude la strada all’esercito europeo

La difesa europea è un tema centrale nel dibattito sul futuro dell’Ue. L’Europa del bilateralismo mette in crisi i percorsi verso un solo sistema di difesa e un esercito europeo.Francia e Germania firmano il 22 gennaio a Acquisgrana un trattato per rafforzare la loro cooperazione economica, politica e anche militare. E’ un richiamo al più celebre accordo dell’Eliseo del 1963 sottoscritto dal generale Charles De Gaulle e Konrad Adenauer.

Nel 2018 la Francia ha stipulato un’intesa con la Gran Bretagna, già sotto l’ondata Brexit, per cooperare militarmente in alcune zone del mondo dandosi reciproco sostegno. I militari di Sua Maestà hanno affiancato quelli francesi in aree africane. Quelli francesi hanno collaborato con i britannici in esercitazioni militari e di presidio nell’ambito Nato in Europa orientale. Estonia in particolare.

L’Italia, se vogliamo vedere, ha puntato da anni a una collaborazione con il Regno Unito in diversi settori dell’industria bellica. Il rinnovato gentlemen’s agreeement tra Roma e Londra doveva costituire un’alternativa, almeno nei piani italiani, alla cooperazione bilaterale tra Parigi e Berlino.

Tutte queste alleanze mostrano un’Europa del bilateralismo contrapposta al multilateralismo sostenuto dalla Commissione Europea e dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera. Nel novembre 2017, sotto l’impulso della Commissione Ue 23 Stati avevano sottoscritto un’intesa per la realizzazione dell’esercito europeo. Qualcuno definì l’alleanza una Shengen della Difesa. Da quel momento si è parlato di meno di esercito europeo. E molto di più di bilateralismo.

La questione dunque è la seguente: come può l’Europa del bilateralismo conciliarsi con i progetto di difesa comune europea e di esercito unico europeo? Esiste una cooperazione rafforzata anche sul versante militare?

La realtà è che gli Stati più forti si preparano a rinsaldare la loro cooperazione, anche in campo militare, in vista dell’uscita della Gran Bretagna e di fronte alle tendenze isolazioniste di Donald Trump. Sia Angela Merkel sia Emmanuel Macron hanno provato sulla propria pelle l’esperienza di trovare un dialogo con il presidente americano. Per entrambi è finita male. Sembrava che il capo dell’Eliseo avesse qualche speranza di gestire i rapporti con l’irruente Trump, ma poi si è visto com’è finita. La Francia però cerca di tenere i piedi in due scarpe e non solo stipula il trattato bilaterale con la Germania ma tiene buoni i rapporti con Londra. Se non altro per essere un interlocutore dei britannici dopo l’abbandono dell’Ue.

Questa politica dell’alleanza bilaterale rende tutto più difficile a chi vuole una difesa comune. Accordi come quello di Acquisgrana rafforzano la convinzione dentro l’area comunitaria di chi guarda con sospetto alle proposte dei membri storici del club europeo. In particolare i Paesi del cosiddetto Gruppo di Visegrad, quelli dell’Europa orientale che saranno indotti a creare tra di loro un’alleanza militare per contrapporsi a quella franco-tedesca.

Il bilateralismo insomma induce in tentazione. Come il gruppo di Visegrad possono pensare a alleanze di area geografica anche altri Paesi europei, come quelli mediterranei per esempio o gli scandinavi. Il tutto con buona pace per ogni progetto comune di difesa europea che sembra il caro estinto. L’Europa del bilateralismo, insomma, chiude la strada all’esercito europeo.

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