L’escalation in Siria alza la tensione tra Turchia e Russia

Tensione Russia Turchia in Siria

Il governo di Ankara accusa Mosca di uccidere i civili in collaborazione con le forze di Assad. Il Cremlino rimanda al mittente: “Non fai nulla contro il terrorismo”.

Il matrimonio di convenienza tra Russia e Turchia entra in crisi. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha cambiato atteggiamento nei confronti di Mosca.

Oggi ha accusato l’esercito russo di partecipare al massacro di civili nella provincia di Idlib insieme alle forze militari fedeli al presidente siriano Bachar al Assad.

Il Cremlino ha risposto accusando a sua volta la Turchia di non rispettare l’accordo di Soci dove si prevedeva di contenere e limitare le ostilità nella regione con la conseguenza di aggravare la situazione. Inoltre, Mosca ha aggiunto che i turchi non fanno nulla per combattere i terroristi. Per Assad, e i russi, i ribelli che dal 2014 combattono il presidente sono considerati terroristi.

Al momento si tratta di un’escalation di parole poco onorevoli per due alleati che hanno vinto la partita diplomatica in Medio Oriente. Ma è un segnale che l’alleanza diplomatica diventa sempre più scomoda dal momento che turchi e russi sostengono due parti avverse nell’infinito conflitto siriano: Mosca appoggia Assad, mentre Ankara sostiene i ribelli anti-Assad, concentrati nella provincia di Idlib.

A alimentare la tensione e la crisi è stata la minaccia di Erdogan di ieri contro Damasco. Il leader turco ha detto che se le forze di Assad non si ritirano dalla zona di Idlib entro al fine del mese, le farà retrocedere con tutti i mezzi necessari di terra, mare e aria. Un avvertimento pesante che mette in gioco la posizione della Russia di Vladimir Putin. Il Cremlino dovrà infatti decidere da che parte stare nel caso di offensiva militare turca: Assad o Erdogan? Finora è stata la Turchia a rimetterci dal momento che nell’ultima settimana 14 militari turchi sono stati uccisi durante gli attacchi di artiglieria dell’esercito di Assad contro le postazione di Ankara a Idlib.

Inizialmente, in conformità agli accordi di Soci del 2018, la Turchia aveva creato 13 punti di osservazione lungo le linee del fronte di guerra civile per garantire e controllare il rispetto del cessate il fuoco. Nelle ultime settimane sono arrivati però tra i 10.000 e i 16.000 militari, oltre a armi e blindati necessari a difendere i miliziani ribelli e a frenare l’offensiva del presidente Assad.

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