Giro d'Italia 2021 le storie più belle

L’edizione 104 del giro d’Italia ha saputo entusiasmare e emozionare. Ecco le storie più belle del giro d’Italia 2021.

Sempre bello, sempre emozionante, sempre giovane. Il giro d’Italia non ha bisogno di presentazioni. Ogni anno ci entusiasma e ci affascina come fosse la prima volta che lo guardiamo. Il corridore in salita, la folla che lo applaude e lo acclama, il calore che rende tutt’uno i tifosi con il ciclista.

Lo spirito sportivo sopravvive e ha superato la pandemia. Il ciclismo è tornato. A dire il vero non se n’è mai andato. Ma lo scorso anno, l’anno del Covid, la crisi si è sentita, eccome si è sentita. I ritiri di qualche ciclista per Coronavirus, la minaccia del virus che incombeva silenziosa, la paura che aleggiava, la pacatezza quasi distaccata dei tifosi lungo le strade. Lo sport però sa risollevare la testa.

E tornano con il giro d’Italia le storie e i racconti della nostra penisola. Vicende e narrazioni dei luoghi che la carovana ciclistica ha attraversato. Luoghi più conosciuti o meno noti che si legano alla storia di ciclisti o di persone che hanno lasciato un segno nel nostro Paese.

E ti sembra di tornare a essere i ragazzi di una volta. Quelli che ascoltavano la voce indimenticabile di Adriano De Zan che ci raccontava un pezzo d’Italia attraverso il suo giro. Perché Adriano “era il giro” e ti faceva emozionare come nessun altro ci riusciva. I pomeriggi di maggio quando il sole cominciava a farsi sentire, si arrivava in fretta da scuola per seguire la tappa. Sono passati tanti anni, Adriano non c’è più, ma il “suo” giro è sempre lì a farci emozionare come ci ha insegnato.

E il 2021 ha superato per passione e entusiasmo le ultime edizioni. Ha cominciato il grande Filippo Ganna. A Torino nella cronometro non ce n’è stato per nessuno. Questo gigante da 1,93 m pedala come un missile con la grazia di un dio greco. Vederlo è uno spettacolo.

Nella nona tappa ci pensa Edgar Bernal a prendersi la maglia rosa che si tiene fino a Milano. Il piccolo grande colombiano è un asso delle due ruote. Potenza in pianura ma anche scatto e resistenza in salita. Lo abbiamo visto e ci ha entusiasmato a Campo Felice dove l’arrivo sullo sterrato era duro, molto duro. Il colombiano che aveva il poster di Marco Pantani appeso in camera è un simbolo di costanza e volontà, un esempio per i giovani.

Tra questa meglio gioventù del ciclismo odierno scopriamo per il secondo anno di fila Joao Almeida. Il giovane ciclista portoghese poteva fare di più, ma ha tenuto duro e in alcuni percorsi è stato l’unico a minacciare Bernal.

Simon Yates ha fatto una grande prestazione. Il britannico si è avvicinato più di tutti a Bernal ma in crisi nella parte finale del giro.

Non è sembrato in crisi Damiano Caruso, secondo posto per lui in classifica generale. Il ciclista di Ragusa ha insidiato la maglia rosa Bernal fino all’ultimo. Memorabile e da lacrime agli occhi la sua impresa nella tappa dell’Alpe Motta. Prima una pacca sulle spalle al compagno Bilbao in segno di ringraziamento per il lavoro svolto, un gesto da grande uomo dello sport. Poi via a tutta in salita lasciandosi il mondo alle spalle fino al traguardo. Sembra di vedere ancora la folla impazzita che lo acclama agli ultimi km in salita. Grande Damiano.

Per la grande simpatia ricordiamo la figura di Simon Pellaud. Questo ciclista svizzero di Locarno è l’uomo più in fuga del pianeta. Detiene il record delle fughe e prima o poi vincerà una tappa. Forza Pellaud, ti vogliamo anche il prossimo anno.

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