La tregua unilaterale di Putin: poco credibile ma spiraglio di dialogo

Il cessate il fuoco per il Natale ortodosso cela una strategia russa per una via d’uscita? La tregua di Putin è poco credibile ma è anche uno spiraglio di dialogo.

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Vladimir Putin ordina il cessate il fuoco in Ucraina. Il presidente russo accoglie l’appello del patriarca ortodosso di Mosca, la massima autorità religiosa cristiana in Russia, a sospendere le operazioni militari durante il Natale ortodosso che cade a ridosso dell’Epifania. Così ha ordinato al ministro della difesa di osservare una tregua di 36 ore a partire dalle 12 del 6 gennaio fino alla mezzanotte del 7 gennaio. Ha rivolto anche l’invito agli ucraini a fare lo stesso. Immediata la replica di Volodymyr Zelensky che ha respinto l’invito. Per il presidente ucraino, Putin non è credibile. Prima ritiri i militari dai territori occupati, ha detto Zelensky. La sua posizione ha ottenuto il sostegno di Stati Uniti e Unione Europea.


Putin è credibile?

Zelensky ha ragione a non fidarsi ancora una volta. Putin e il suo cerchio di potere non hanno finora mostrato grande attendibilità. Fin da prima dell’attacco del 24 febbraio scorso hanno sempre negato di volere invadere l’Ucraina nonostante lo spostamento di migliaia di militari ai confini russo-ucraini. Ne ho parlato qui. Inoltre, la Russia non ha mai rispettato le tregue umanitarie chieste da ucraini e Onu nei primi mesi di guerra. E ha messo in atto campagne di disinformazione sulla guerra ( leggi questo post). Quindi diventa difficile credere a Putin ed è comprensibile la posizione di Zelensky.


Putin apre comunque una porta alla diplomazia

Eppure qualcosa si muove. Nella politica russa è in corso una svolta. Finora non era mai successa una proposta unilaterale russa di tregua. Forse è per prendere tempo come dicono a Kiev e a Washington. Tuttavia va riconosciuto che la proposta arriva da Putin su richiesta del patriarca russo Kyrill, uno dei principali sponsor dell’aggressione all’Ucraina e che parlava mesi fa di guerra santa. Dietro le dichiarazioni ufficiali qualche diplomatico o analista governativo potrebbe cominciare a approfondire se non ci sia una strategia russa per una exit strategy, una via d’uscita vantaggiosa dal conflitto. Associo la tregua di oggi allo spostamento di ieri della nave militare con missili ipersonici. Qui ponevo una riflessione sugli aspetti diplomatici. Potrebbero essere due mosse della stessa partita? Uscire dalla guerra con meno conseguenze possibili? Vedremo dopo il 7 gennaio se Putin mantiene la porta aperta o chiude a doppia mandata.


L’errore di Erdogan

Dietro la tregua unilaterale chiesta da Putin c’è un terzo protagonista di questa crisi. È il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che ha avuto un colloquio telefonico prima con Putin e poi con Zelensky. Erdogan ha chiesto al presidente russo la tregua unilaterale. Tuttavia la diplomazia turca, a parere di chi scrive, ha commesso un errore tattico. Prima doveva sentire Zelensky e dopo Putin. Fino a prova contraria l’Ucraina rimane il paese aggredito e la Russia l’aggressore. Per di più il paese aggredito è in una situazione di vantaggio militare mentre l’aggressore è in evidente difficoltà. In ogni mediazione diplomatica non è lo sconfitto, per di più aggressore, che detta le condizioni. Putin ha solo una via d’uscita: rinunciare ai territori occupati con la forza e con il referendum farsa.

Spiace dirlo ma Erdogan, pur riconoscendo l’impegno a mediare, non è una figura credibile. Troppo legato alla Russia negli ultimi anni ( vedi sulla Siria), troppo ambivalente nella sua posizione dentro la Nato, oltre a un rapporto complesso con l’Europa. Infine, una relazione torbida con l’Iran principale fornitore dei droni alla Russia. Abbiamo visto in questi anni gli incontri della trojika Ankara, Mosca, Teheran in chiave anti occidentale. Torno a sostenere che la soluzione diplomatica possa avvenire con la mediazione di Brasile, India e Vaticano come ho scritto qui.

 

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