La tregua a rischio dell’Ucraina

tregua ucraina

A meno di 48 ore dalla sua entrata in vigore, già vacilla il cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina, il primo passo, da cui dipendono tutti gli altri, della road map prevista dal nuovo accordo di Minsk. Cinque soldati ucraini sono rimasti uccisi e altri 22 feriti in scontri alla periferia orientale di Mariupol, nella località di Shyrokine. Ma si continua a combattere anche a Debaltseve, che i ribelli considerano come loro territorio quindi non quindi linea del confronto su cui far cessare le armi.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha riconosciuto la fragilità della tregua, precisando che non c’è nessuna garanzie che funzionerà. “La strada è difficile”, ha dichiarato mentre il Cremlino anticipava un’altra teleconferenza, dopo quella di ieri, fra i quattro protagonisti degli accordi di Minsk che non hanno comunque firmato. Forse già nelle prossime ore, al più nei prossimi giorni, Petro Poroshenko, Vladimir Putin, Angela Merkel e Francois Hollande torneranno a parlarsi, ha detto il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov.

Il bilancio delle vittime dall’inizio della tregua alla mezzanotte di sabato è stato in seguito confermato dal Consiglio di sicurezza a Kiev secondo cui altri tre militari sono rimasti feriti altrove. “Nelle ultime 24 ore, è stato aperto il fuoco 112 volte”, ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin, da Sofia, puntando il dito contro i separatisti. La maggior parte di queste violazioni della tregua è avvenuta a Debaltseve, dove le forze ucraine sono circondate dai separatisti, ha precisato il portavoce della difesa, Vladiskav Seleznyov. “Qui possiamo aprire il fuoco, è all’interno del nostro territorio. Lungo la linea del confronto invece non ci sono scontri”, ha commentato il comandante separatista Eduard Basurin.

L’Unione europea ha dato il via libera, con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, all’entrata in vigore dell’estensione ad altre 19 persone e nove entità della lista delle personalità russe colpite da misure restrittive, una misura approvata alla fine del mese scorso e sospesa in attesa dell’esito dei colloqui di Minsk. Nella lista, di cui ora fanno parte 151 persone e 37 entità, sono stati inseriti due viceministri della difesa russi, Arkady Bakhin e Anatoly Antonov.

Colpiti dal bando al visto e congelamento dei beni anche Andrei Kartapolov, vice capo dello staff del generale delle forze armate, e il ‘Frank Sinatra’ russo Iosif Kobzon, che a 77 anni è anche deputato e ha portato la sua solidarietà ai separatisti con un concerto nella sua città originaria di Donetsk, oltre che il deputato del partito comunista Valery Rashkin. Fra le entità sanzionate c’è il movimento ‘Novorossiya’ che secondo la Ue aiuta le milizie separatiste nell’Est dell’Ucraina.

L’Unione europea va contro “il buon senso” imponendo nuove sanzioni all’indomani dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, il commento del ministero degli esteri russo che anticipa contro misure “adeguate” da parte di Mosca. Per il momento, è stato annunciato l’inizio di esercitazioni del reggimento di paracadutisti basato nella regione di Volgograd, al di là del confine con l’Ucraina.

Advertisements

Rispondi