La Serbia non entra nella Nato. Il presidente dello Stato slavo, Aleksandar Vucic, ha dichiarato che Belgrado non intende unirsi all’Alleanza Atlantica, spiegando che il Paese dispone degli strumenti necessari per proteggere autonomamente il proprio territorio e spazio aereo.
La scelta anti-Nato di Belgrado si spiega in realtà da sola. Il governo serbo non intende fare la fine dell’Ucraina. Vucic ha motivato il no all’Alleanza Atlantica ricordando i bambini uccisi durante i bombardamenti della Nato nel 1995. L’establishment belgradese ha però un altra ragione profonda. Eventuali tentazioni atlantiste potrebbero alimentare tensioni con la Russia, anche se ci fossero poche speranze di un’ammissione della Serbia nella più potente alleanza militare del mondo. C’è poi il sentimento nazionale. I serbi non fanno di certo il tifo per un club militare che gli ha gettato addosso bombe quasi trent’anni fa. La Serbia è storicamente vicina alla Russia, alla quale è legata da un sentimento di fratellanza slava di lungo corso. Allora perché il presidente Vucic si è preso il disturbo di dichiarare che non entra nella Nato? L’annuncio sembra effettivamente più un proclama propagandistico. La Serbia, probabilmente in accordo con la Russia, prova a dare uno scossone comunicativo per mostrare che in Europa non sono tutti dalla parte dell’Unione Europea né della Nato. C’è anche chi è una voce contraria.

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