La più grande zona di libero commercio al mondo nasce in Asia

Notiziario Estero – Quindici Paesi, guidati dalla Cina, danno vita alla Rcep, la più grande zona di libero commercio al mondo. Non ci sono Usa e India.

Nasce in Asia la più grande zona di libero commercio al mondo. Quindici Paesi del continente asiatico hanno concluso a Bangkok, durante il summit est-asiatico, i negoziati per dare vita nel febbraio 2020 a un’area di libero scambio. La zona free-trade si chiama Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership). E’ un progetto promosso in prevalenza da Pechino e al centro di una trattativa diplomatica dal 2012. Gli Stati Uniti sono stati esclusi dai negoziati. L’India invece ha deciso di non aderire all’alleanza in questo momento per ragioni di interesse nazionale.

La Rcep include 15 Paesi e il suo prodotto interno lordo è pari al 30% di quello globale. Attira il 32,5% degli investimenti globali e il 29% del commercio globale. La zona di libero commercio ospita quasi il 50% della popolazione mondiale (circa 3 miliardi e 400 milioni di abitanti). Se dovesse entrare l’India, l’area sarebbe di gran lunga la più grande per il libero commercio mondiale. Il vice-ministro degli esteri cinese, Le Yucheng, ha dichiarato al termine del summit che l’India è la benvenuta in qualunque momento aderisca, lasciando una porta aperta al governo di Nuova Delhi.

Hanno detto sì alla Rcep: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e i dieci Paesi dell’Asean, l’Associazione dei Paesi del sud-est asiatico, (Indonesia, Thailandia, Singapore, Malesia, Filippine, Vietnam. Myanmar, Cambogia, Laos e Brunei).

Per Pechino l’esito del negoziato e la futura nascita della Rcep rappresenta un capolavoro politico- diplomatico e non solo economico. Avendo promosso l’iniziativa economica, la Cina consolida la sua influenza in Asia e rafforza il suo ruolo di guida nel panorama globale del multilateralismo. L’accordo di Bangkok servirà anche per tutelare l’economia cinese nei momenti in cui la crescita rallenta (come quello attuale) o in situazioni di guerra commerciale come con gli Stati Uniti.

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