La Moldova è più vicina a Europa e Occidente dopo le elezioni
La presidente moldova Maia Sandu nel giorno delle elezioni

Il Partito d’azione e solidarietà conquista la maggioranza al Parlamento. Filoeuropeista e filoccidentale, il leader Igor Grosu vuole trasformare il Paese con un programma di riforme.

Per la prima volta nella sua storia post-sovietica, la Moldova prende le distanze dalla Russia e si avvicina a Europa e Occidente.

Le elezioni parlamentari di domenica 11 luglio hanno dato la maggioranza assoluta con il 52,80% al Partito d’Azione e Solidarietà (Pas). E’ la forza politica fondata dall’attuale presidente moldavo, Maia Sandu, e guidata dal candidato premier Igor Grosu.

Nella storia elettorale moldova solo in un’altra occasione un gruppo politico ha ottenuto da solo la maggioranza al Parlamento. Successe con il Partito dei Comunisti di Moldova nel 2001.

Tuttavia, Grosu mantiene riserbo e cautela. Non farà proclami, ha detto, finché non c’è l’annuncio della Corte Costituzionale sul vincitore. La situazione è delicata perché sono già volate le accuse di brogli, tutte da provare naturalmente.

Se il voto delle elezioni viene confermato, la Moldova avrà un governo monocolore forte di 63 seggi su 101 del Parlamento. La coalizione di comunisti e socialisti si è fermata a poco più del 27% con 32 seggi. Ottiene solo 5,7% e 6 seggi il partito euroscettico Sor. Cifre insignificanti invece per gli altri partiti, circa 20 in tutto.

Con questa composizione elettorale, la fotografia parlamentare mostra una forte minoranza per le forze storicamente vicine al Cremlino e la prevalenza dei filoeuropeisti e filoccidentali.

Un quadro di nuovo equilibrio legislativo che può mutare lo status quo dell’Europa orientale, spostando il Paese dall’orbita russa.

Soprattutto, il neo filoeuropeismo della Moldova può migliorare non solo le relazioni del paese con Bruxelles, ma anche con la vicina Romania. E da Bucarest sono arrivate quasi subito le reazioni positive. Non male per uno Stato abitato da 3,5 milioni di persone e considerato il più povero d’Europa.

Il segnale lo manda il leader e probabile premier Grosu sostenuto dalla presidente Maia Sandu, una ex-funzionaria della Banca Mondiale. Il programma prevede di trasformare il Paese, ha detto Grosu, con pacchetti ambiziosi di riforme, di rafforzare la giovane democrazia e avviare un percorso europeo che può andare lontano fino all’integrazione. Tra le proposte più attese c’è la lotta alla corruzione. Il Paese è stato al centro di scandali corruttivi che hanno coinvolto la politica e il sistema bancario.

Ad ogni modo, nella capitale Chisinau sanno benissimo che il rapporto con la Russia non può essere tagliato del tutto. C’è ancora aperta la questione del conflitto della Transnistria (leggi qui l’articolo sulla posizione della Sandu), la regione orientale della Moldova separatista e filorussa. E poi i contratti ancora in essere con la Russia per l’approvvigionamento del gas.

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