La conquista francese dell'Algeria

La colonizzazione del Paese nordafricano nel 1830 segna una svolta nel Mediterraneo occidentale. La conquista francese dell’Algeria riduce l’influenza britannica e indebolisce l’ordine di Vienna.

La conquista francese dell’Algeria tra il 1830 e il 1837 dà un altro colpo all’assetto internazionale uscito dal Congresso di Vienna nel 1815.

Dopo l’indipendenza greca, i moti rivoluzionari nel 1820-21, la questione belga del 1830, è il Mediterraneo occidentale che mette alla prova l’architettura dell’Ancien Régime disegnata nella capitale asburgica.

In gioco c’è il controllo delle rotte marittime, ma anche delle basi navali del Mediterraneo soprattutto quelle sulla costa orientale della Spagna.

Sono due le questioni che interessano le relazioni internazionali nell’ambito della conquista francese dell’Algeria. L’indecisione della Francia e la rassegnazione della Gran Bretagna.


La Francia in Algeria

In principio sono i pirati. L’ultima impresa del re Carlo X, che ha governato per sette anni la Francia con il pugno di ferro, è la spedizione punitiva contro Algeri. L’obiettivo è reprimere i pirati -cosiddetti barbareschi- che attaccano nel Mar Mediterraneo i bastimenti francesi. La base e i nascondigli si trovano nella regione nordafricana attorno a Algeri.

E’ quindi un motivo di politica interna quello che induce Parigi a intervenire. La soppressione della pirateria, pensa il capo del governo Jules Polignac, aumenta il consenso attorno alla monarchia. Perché mette fine alle scorribande dei pirati e riporta la Francia su un campo internazionale. La conquista francese dell’Algeria avrebbe zittito, è convinto Polignac, quelli che giudicano passiva la politica della monarchia assoluta in campo internazionale.

Il calcolo politico però non torna. I partiti si dividono sulla decisione del governo francese. La Camera dei Deputati è in aperto contrasto con il governo. Il dibattito si accende e le passioni politiche si infiammano.

Ciò che è interessante notare è il ruolo secondario che ha l’economia. Gli ambienti commerciali e quelli degli affari sono poco interessati alla campagna d’Algeria. Solo a Marsiglia c’è un trend contrario. Qui, nella città portuale che si affaccia sul Mediterraneo settentrionale, l’elite economica e commerciale vede con favore la spedizione algerina. Perché punta a eliminare le razzie dei pirati e favorisce la sicurezza delle rotte commerciali. Non c’è ancora, scrivono diversi storici delle relazioni interazionali (inclusi quelli francesi), l’idea di avviare un colonialismo in versione francese.

Gli stessi economisti dell’epoca non guardano all’Algeria come a un territorio da colonizzare. Ritengono che la fatica non valga l’impresa. Perché non la terra è scarsa e la manodopera pure.

Gli unici a appoggiare con convinzione la proposta dl governo sono alcuni settori militari. Tra questi la Marina militare francese. Allo stato maggiore sono convinti che la conquista francese dell’Algeria aumenti il prestigio di Parigi e apra una strada alla futura espansione della Francia nel Mediterraneo.


Il rapporto franco-britannico

La spedizione algerina apre la porta a un’altra questione: i rapporti con la Gran Bretagna. In due deliberazioni del Consiglio dei Ministri francese, 29 maggio e 23 giugno 1830, Polignac fa emergere il problema. Se l’occupazione di Algeri prosegue e si intraprende la conquista del resto della regione possono sorgere contrasti seri con gli inglesi.

La Monarchia di Luglio, che decide di andare avanti con l’occupazione algerina, è quindi ben consapevole della situazione e dei rischi connessi alla colonizzazione dell’Algeria. Luigi Filippo, salito al trono con la rivoluzione di luglio (Trois Glorieuses), non fa mistero del fatto che -scrive lui stesso- “la Francia ha un interesse preciso a diminuire la preponderanza della Gran Bretagna nel Mediterraneo”.

Nel 1831 il ministro Casimir Perier punta a estendere il dominio francese in tutta la reggenza di Algeri. Nel 1836 il governo dichiara che è impossibile realizzare un’occupazione solo alla fascia costiera. Occorre, quindi, spingersi anche all’interno. La prima conquista è Costantina, nel 1837, dove una battaglia mostra la supremazia francese e la volontà di estendere il controllo francese anche all’interno.


Cosa fa la Gran Bretagna?

Londra si rassegna a lasciare che la Francia ottenga questi risultati nel mediterraneo. Perché questa rassegnazione? Facciamo un salto indietro.

Prima della spedizione punitiva su Algeri del 1830, il governo britannico teme che i francesi desiderino occupare la regione algerina. Uno stato nordafricano unito alla Francia può minacciare molto da vicino il commercio inglese nel Mediterraneo. Londra tratta la questione con Polignac e strappa la promessa che Parigi non avrebbe avuto un’influenza permanente sulla regione algerina. Per ottenere questo impegno, gli inglesi fanno intendere anche a un possibile intervento armato.

In questa partita Londra bleffa e Polignac anche. Il ministro francese sa benissimo che in quel momento la Gran Bretagna non può permettersi in costi per sostenere una guerra. La Francia attua dopo il 1830 una politica di attesa. La Gran Bretagna anche. La svolta è nel 1836 quando Parigi annuncia l’intenzione di estendere la sua influenza anche all’interno dell’Algeria. Lord Palmerston, primi ministro di Sua Maestà la regina dichiara di accettare tutte le misure che la Francia intenda prendere in Algeria ma, in cambio, chiede che restino intatti i territori del Marocco e della Tunisia. La politica britannica appare quindi di attendismo e rassegnazione. Il Mediterraneo occidentale, quindi, non solo cambia volto ma modifica anche – sebbene in maniera lieve, l’assetto viennese.

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