La Chiesa Cattolica boccia il voto in Congo

Il candidato sostenuto dalla Chiesa arriva secondo. I sospetti sul vincitore. La Chiesa Cattolica boccia il voto in Congo.

Le elezioni del 30 dicembre 2018 in Congo hanno fatto un piccolo pezzo di storia dell’Africa. Tra gli Stati più instabili del continente, il Congo vive da decenni una storia di travaglio politico, sociale e economico.

Eppure è da qui che arriva un segnale di riscossa popolare con la piccola rivoluzione elettorale che ha sconfitto Emmanuel Shaddary, appoggiato dal presidente uscente Joseph Kabila dopo 18 anni di governo. Il vincitore, Felix Tshisekedi, ha ottenuto 7 milioni di voti e ha staccato l’avversario Martin Fayulu, leader dell’opposizione e appoggiato dalla Chiesa, di circa 600.000 voti. Nell’Africa delle lotte intestine scoppiate in questi anni per le scelte di aumentare il numero dei mandati presidenziali, il Congo si rivela uno dei pochi Paesi controcorrente.

Nonostante questo la Chiesa Cattolica boccia il voto in Congo e sottintende al golpe. Pochi giorni dopo le consultazioni elettorali, e con la Commissione Elettorale impegnata nella verifica dello spoglio dei voti, esponenti della Chiesa hanno diffuso la notizia che Fayulu aveva distanziato il delfino di Kabila, Shaddary, di almeno 30 punti. Lo stesso Kabila ha confermato che i cattolici erano convinti della vittoria elettorale di Fayulu e hanno fatto intendere, prima dei risultati ufficiale, chi fosse il vincitore.

La Chiesa ha un ruolo di peso nella società congolese. E quando lancia un appello alla Commissione Elettorale affinché pubblichi risultati “veri” nel “rispetto della verità e giustizia” può avere conseguenze rilevanti. E su questo punto, insieme al preannuncio velato della vittoria di Fayulu, è arrivata la critica del governo di Kinshasa perché certe dichiarazioni rischiano di scatenare le rivolte e i disordini. Soprattutto perché la Chiesa ha schierato 40.000 osservatori elettorali e quindi non può illudere sul nome del vincitore senza avere conseguenze serie. Il partito di governo del Congo ha definito il comportamento della Chiesa cattolica “irresponsabile e anarchico”.

I dubbi della Chiesa sul voto sono emersi all’indomani della comunicazione ufficiale del risultati elettorali. Il primo commento è stato che i dati emersi dalle urne non corrispondono a quelli in possesso dei rappresentanti della Santa Sede nel Paese. Un comunicato sul sito del Vaticano riporta che: “vescovi congolesi, che hanno da sempre lavorato per una transizione democratica del Paese dopo la dittatura di Mobutu, avevano affermato che i risultati ufficiali non corrispondevano ai dati in possesso dei loro 40 mila osservatori”. Uno dei sospetti, avanzati però da Fayulu, è che il vincitore Tshisekedi sia troppo legato a Kabila e che con lui abbia fatto un accordo. E quindi il suo margine di manovra e di autonomia sia scarso. Il burattinaio insomma, questa l’accusa, potrebbe essere ancora Kabila.

E come previsto dal partito del presidente uscente i disordini e le proteste sono scoppiate in alcune città congolesi inclusa la capitale Kinshasa. La Chiesa ha appoggiato le proteste secondo notizie che arrivano a Notiziario Estero dall’Africa ma riportate anche dalla BBC. Nel mezzo delle proteste, le scuole cattoliche sono state chiuse.

Intanto, il vincitore Tshisekedi ha prestato giuramento e ha assunto ufficialmente le funzioni di presidente della Repubblica del Congo.

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