Iran, aspettando la vendetta degli Ayatollah

L’Iran reagirà all’uccisione del generale Solimani. La Germania ritira i soldati dall’Iraq. La Nato li riduce. B52 Usa spostati nell’Oceano Indiano.

Non è una questione di se ma di quando. L’Iran ha promesso vendetta per l’uccisione del generale Qassem Soleimani e la rappresaglia arriverà. Non si sa come né in che modo. L’unica cosa certa è che la reazione di Teheran ci sarà. Lo ha fatto capire l’ambasciatore iraniano all’Onu con una lettera al Segretario Generale Antonio Guterres: “La guerra chiama guerra”, ha scritto il diplomatico degli Ayatollah alle Nazioni Unite. E ha invocato il diritto internazionale alla legittima difesa da parte di uno Stato.

Successivamente, sono arrivate le dichiarazioni dei leader iraniani, che hanno parlato di vendetta invitando gli americani a “comprare le bare” per i loro soldati. A questo clima di tensione si è anche aggiunta nei giorni scorsi la vicenda del diniego al ministro degli esteri iraniano di entrare negli Stati Uniti.

Mohammad Javad Zarif doveva intervenire all’Onu, a New York, sull’attacco che ha ucciso il generale Qassem Soleimani venerdì scorso. Il raid è stato condotto, secondo le notizie più recenti, da droni americani.

Ora, la imminente vendetta degli Ayatollah iraniani ha fatto scattare lo stato d’allerta tra le forze armate dei Paesi occidentali alleati degli Stati Uniti.

Tutte le basi militari Usa in Iraq e nell’area mediorientale sono in allerta massima. Donald Trump sostiene che ritirarsi dall’Iraq sia un errore. E così pensa a aumentare i soldati. Nonostante il parlamento iracheno abbia chiesto ufficialmente a Washington di abbandonare l’Iraq.

Un piccolo giallo, che dimostra la confusione diffusa in queste ore, è quello avvenuto oggi con una missiva consegnata da, generale statunitense William Seely all’Iraq in cui si annuncia la ritirata dell’esercito americano. La lettera parla anche di “riorganizzazione tra le truppe al fine di garantire un ritiro efficace e in massima sicurezza dall’Iraq”. Lo ha pubblicato il Washington Post. Poco dopo è intervenuto il sottosegretario alla difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, che ha smentito ogni intenzione di ritirare i soldati dall’Iraq.

A prova di questo, il Pentagono ha spostato sei bombardieri B52 nella base americana di Diego Garcìa, nell’Oceano Indiano. Servono nel caso in cui si decida di sferrare un attacco massiccio verso l’Iran e comunque il Golfo. Washington continua anche a inviare soldati e rifornimenti nella regione. Segno di una preparazione per una eventuale escalation militare.

Stato di allerta anche per i Paesi alleati degli Stati Uniti. La Germania ha ritirato temporaneamente il proprio contingente in Iraq. Gran parte dei suoi militari sono stati trasferiti in Kuwait e Giordania. La Nato, che è presente in Iraq con un effettivo di 500 uomini, ridurrà la sua presenza. L’Italia ha dato ordine ai militari in Iraq di mantenere la massima allerta.

Il lutto per la morte del generale Solimani è di tre giorni. I suoi funerali in Iran si sono tenuti oggi. Il momento del cordoglio ha evitato rappresaglie. Dopo i funerali tutto è possibile. Alcuni analisti prevedono un cyberattacco. Altri ipotizzano un attacco con droni colpendo un militare di alto livello, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti. La Russia ha condannato la mossa Usa di uccidere Soleimani. Il Papa fa un appello alla pace. Tutto però sembra andare verso la guerra.

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