In Yemen c'è un nuovo presidente
Sana'a, ex capitale dello Yemen.

Rashad al Alimi sostituisce Hadi. Appoggiato dall’Arabia Saudita, il nuovo presidente dello Yemen ha un forte legame con i Fratelli Musulmani. Trovato un equilibrio tra sauditi e Emirati nel Consiglio Presidenziale.

In Yemen c’è un nuovo presidente. Rashad al Alimi guida il nuovo Consiglio Presidenziale che si è insediato a Aden il 20 aprile. Alimi, classe 1954, è originario della provincia di Taiz. Sostituisce l’ex-presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, uscito di scena lo scorso 7 aprile.

Yemen: il presidente Hadi lascia

Il neo presidente, così come il Consiglio presidenziale, ha il sostegno dell’Arabia Saudita. Ha forti legami con Al Islah, il partito politico yemenita affiliato ai Fratelli Musulmani che ha la sua roccaforte politica proprio a Taiz.

Fanno parte del Consiglio sette vice-presidenti. Tra questi c’è Aidarous al Zubaid, il leader del gruppo separatista del sud: il Consiglio di Transizione Meridionale appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti. Sono membri dell’organismo anche lo sceicco Sultan al Aradah, potente governatore della provincia di Marib, ricca di risorse energetiche, e Tariq Saleh, leader delle milizie filo-governative e nipote del defunto presidente Saleh che ha stretti legami con gli Emirati Arabi Uniti. Nel Consiglio è stato trovato un equilibrio tra la componente filo-saudita e quella emiratina. Riad ha annunciato di mettere a disposizione del Consiglio Presidenziale 3 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo dello Yemen.

Guerra in Yemen: cosa succede

Hadi ha trasferito la capitale dello Yemen da Sana’a ad Aden, nel sud del Paese, alla fine del 2014 e a seguito dell’occupazione della capitale da parte degli Houthi, i ribelli sciiti appoggiati dall’Iran.

Il passaggio del testimone da Hadi a Alimi è stato favorito dalla storica tregua di due mesi, entrata in vigore il 5 aprile, tra Houthi e coalizione internazionale a guida saudita. Il passo successivo dopo la tregua potrebbe essere la ripresa dei negoziati interrotti a Stoccolma nel dicembre 2018.

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