In Mali si vota a marzo 2024 ridotto a due anni il periodo di transizione

Il presidente del governo militare firma il decreto che riduce a due anni il governo di transizione in Mali e fissa le elezioni a marzo 2024.

La giunta militare al potere in Mali ha fissato un’agenda elettorale che prevede di tenere le elezioni presidenziali nel febbraio 2024, le legislative ad ottobre e novembre 2023 e quelle amministrative a giugno del prossimo anno, con un referendum costituzionale preparatorio a marzo.

La decisione segue quella comunicata lo scorso 7 giugno quando si era fissata la scadenza del periodo di transizione democratica del Mali marzo 2024, data fissata per le elezioni nel Paese africano. Il Colonnello Assimi Goita ha fatto l’annuncio dopo avere firmato il decreto. La decisione va incontro alle richieste della comunità internazionale che ha fatto appello alla riduzione dei tempi della transizione gestita dai militari al governo. Anche alcuni membri dello stesso governo militare sono stati colti di sorpresa.

Un anno fa il Mali ha assistito a due colpi di Stato in nove mesi. Il  25 maggio 2021 i militari golpisti hanno arrestato il presidente della Transizione del Mali Bah N’Daw ed il primo ministro Moctar Ouane. Entrambi rappresentanti civili del governo di transizione, sono stati rilasciati dopo una settimana. Ma il governo golpista è rimasto al potere. Nove mesi prima, era agosto 2020, le forze armate del Mali prendono il potere nel Paese dopo avere arrestato il presidente in carica Ibrahim Boubacar Keita.

Il governo francese ha stanziato nel paese africano i suoi militari per arginare la diffusione jihadista, ma anche per controllare la presenza dei mercenari russi del gruppo Wagner. Lo scorso autunno Emmanuel Macron ha annunciato il ritiro dei militari francesi dal Mali lasciando il campo libero alla Russia.

Dalla scorsa primavera, il Mali sta accelerando l’espulsione della Francia dal suo territorio. La Russia è sempre più presente nel Paese africano. Nonostante la guerra in Ucraina, Mosca porta avanti la sua strategia nel Sahel, orientata a sostituire i paesi occidentali e a entrare in gioco nella grande partita africana.

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