Il tris del caos siriano

La trilaterale Russia, Iran e Turchia in cerca di una soluzione al caos siriano sul versante nord-occidentale. Il rischio è una guerra tra Ankara e Damasco.

Il summit tra Russia, Iran e Turchia in programma il 16 settembre ha come primo punto in agenda il caos siriano nella parte nord-occidentale del Paese. E’ qui che la Siria rischia grosso e potrebbe precipitare di nuovo in un conflitto più violento di quello al quale abbiamo assistito in questi anni.

Il presidente di Bachar al-Assad ha lanciato, con l’appoggio della Russia, un’offensiva militare nella regione di Idlib, l’unico territorio a essere ancora sotto il controllo dei ribelli che combattono il leader siriano.

Il quadro quindi è complesso e la situazione difficilissima. Da una parte Russia e Iran che sostengono fin dall’inizio del conflitto siriano il governo di Damasco, dall’altra la Turchia che appoggia, insieme a Stati Uniti e Unione Europea, i ribelli che si sono opposti fin da subito al presidente Assad.

Per di più, Mosca, Teheran e Ankara sono alleate per convenienza politica contro gli Stati Uniti. Ora potrebbe esserci una svolta. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha minacciato l’intervento militare del suo esercito (il più numeroso d’Europa) se non cessano le operazioni via terra e aria di siriani, russi e milizie pro-iraniane a due passi dal confine della Turchia. Attività che rischiano di provocare un grande esodo di siriani in fuga da quelle province e diretti verso il confine turco.

Erdogan ha un impegno con i suoi elettori di dare appoggio ai militanti anti-Assad che ha foraggiato per anni. Erdogan ha pure le pressioni occidentali. Washington e Bruxelles non vogliono abbandonare i ribelli turchi nelle mani di Assad né tantomeno in quelle del governo turco che ne approfitterebbe per incarcerare e eliminare i militanti curdi dell’Ypg operativi insieme all’Esercito Siriano Libero (Esl).

Si capisce quindi perché la trilaterale in programma a Ankara ha una responsabilità importantissima. Cercare di evitare un’escalation militare che coinvolgerebbe all’inizio Turchia e Esl, ma che potrebbe estendersi a altre potenze, inclusi gli Stati Uniti. Certo si potrebbe rivedere la guerra per procura Usa Russia, oppure uno scontro tra turchi e russi che rovescerebbe di nuovo l’assetto geopolitico in Siria. L’unica soluzione, per mantenere la stabilità precaria del Paese, è che il vertice a tre preveda di consolidare il cessate il fuoco prolungandolo nel tempo, Non è di certo la panacea di tutti i mali, ma consentirebbe di prendere fiato per potere ragionare e decidere sulla questione con più tranquillità. Intanto, in un villaggio siriano vicino al confine turco, città di al-Ray, un’autobomba è esplosa uccidendo 10 persone e ferendone 15. Un segnale di quanto la tensione sia alta nella Siria nord-occidentale.

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