Terrorismo e percezione della sicurezza

di Valeria Fraquelli. Negli ultimi anni il terrorismo si è fatto sentire e di conseguenza è variata la nostra percezione della sicurezza.

Negli ultimi anni il terrorismo si è fatto sentire e di conseguenza è variata la nostra percezione della sicurezza.

Con il tempo, e dati gli attacchi che hanno sconvolto diverse città europee e non solo, abbiamo capito che il terrore è un’emergenza vera e tangibile e non possiamo mai abbassare la guardia.

È stato come se avessimo aperto gli occhi per la prima volta, all’improvviso ecco che il terrorismo è arrivato anche nel nostro territorio, ecco che ha sconvolto la nostra solita routine. Se ci sembrava che il terrorismo fosse relegato in certe zone del Medio Oriente o dell’Africa e che mai sarebbe diventato una realtà anche in Occidente, ci siamo sbagliati ed eccoci qui con i nostri dubbi e le nostre paure di fronte ad un nemico che ci sconvolge e ci fa sentire tutti insicuri.

Per la prima volta la nostra sicurezza è diventata un tema di scottante attualità l’11 settembre 2001, quando insieme alle Torri Gemelle del World Trade Center si è sbriciolata anche la nostra visione della realtà, la nostra spensieratezza. Ci credevamo sicuri e invece ci siamo scoperti vulnerabili e in preda al panico; abbiamo visto tutte le nostre certezze crollare all’improvviso e non avevamo più niente a cui aggrapparci.

È iniziata così quella guerra al terrore che continua ancora oggi e di cui non si vede la fine; prima il nemico era Al Qaeda, poi lo Stato islamico, Boko Haram e tanti altri e i capi anche se vengono uccisi sono ben presto rimpiazzati in un circolo vizioso che sembra infinito e immutabile.

Questa guerra che per la prima volta ci siamo trovati a dover combattere in casa nostra è diventata sempre più intensa e ha mietuto tante vittime innocenti che volevano solo condurre una vita tranquilla.

Si perché lo Stato islamico, subentrato dopo la sconfitta militare di Al Qaeda, usa il terrorismo per compiere micidiali attacchi quando meno ce lo aspettiamo, e non c’è rispetto per nessuno, tutti sono sotto tiro. Uomini, donne e bambini sono tutti considerati infedeli dagli uomini in nero del Califfato e siamo costretti a difenderci come meglio possiamo da questa ideologia delirante che ci vuole tutti sottomessi.

Abbiamo capito che lo Stato islamico nasce da un risentimento che molti musulmani hanno nei confronti di noi occidentali, ci considerano autori di ogni nefandezza contro il loro popolo e causa di tutti i mali, interpretano il Corano in modo sbagliato e distorto e per loro l’unico modo di fare giustizia è la guerra santa.

Tutte le città come Londra, L’Aja e le altre capitali toccate dal terrore ci hanno fatto capire che non siamo al sicuro, il terrore è ovunque e non conosce confini. La guerra al terrore è una guerra subdola e da combattere casa per casa, persone che fino a poco tempo fa consideravamo i nostri vicini di casa all’improvviso diventano nemici da cui difenderci. Le nostre città diventano insicure e fare le cose di tutti i giorni come andare a lavorare o andare al ristorante diventano a rischio; la nostra percezione della sicurezza si è trasformata ed è cambiata perchè abbiamo capito a nostre spese che non si può e non si deve abbassare la guardia.

E intanto l’Unione Europea cerca di ridurre la minaccia terroristica prevenendo la radicalizzazione. Nel cuore di Bruxelles è stato istituito “BRAVVO”, un servizio pubblico per rilevare e contrastare i casi di radicalizzazione violenta nel quartiere. Ma non esistono metodi standardizzati per combattere il fenomeno. “E’ molto difficile affermare che esistono fattori che indicano che se rileviamo un certo elemento allora questa persona assumerà quel tipo di comportamento, perché non è così”, spiega Veerle Berx direttrice del centro di prevenzione. “Dobbiamo evitare qualsiasi stereotipo e dobbiamo avere un approccio individualizzato per la persona che abbiamo di fronte”.

Uniformare la lotta al terrorismo ancora troppo frammentata, questo è l’obiettivo principale dell’Unione Europea che teme di essere di nuovo debole e vulnerabile in caso di nuovi attacchi terroristici.

Condividere le informazioni e instaurare un dialogo tra le varie intelligence dei Paesi membri per avere un quadro dettagliato delle situazioni di possibile radicalizzazione ed agire prima che vengano attuati attentati, questo è uno dei più grandi obiettivi dell’Unione. I Paesi membri tuttavia sono molto titubanti e il settore della sicurezza rimane quasi del tutto monopolio dei singoli governi, e non c’è quella collaborazione che ci si aspettava.

Ultimamente è nata l’idea di creare un registro giudiziario antiterrorismo perchè “Il nuovo registro giudiziario antiterrorismo aiuterà i giudici e i pubblici ministeri a stabilire i nessi tra i casi per garantire che criminali e terroristi non restino impuniti. Questo nuovo strumento è un altro mattone dell’Unione della sicurezza” ha affermato il Commissario per l’Unione della sicurezza Julian King nel suo intervento all’inaugurazione ufficiale del registro.

Adesso non resta che sperare che questo registro possa godere della collaborazione e dell’impegno di tutti i Paesi perchè non possiamo più permetterci di considerare il terrorismo come un problema distante da noi, il terrorismo è già qui e ha già mietuto molte vittime innocenti e quindi va combattuto con ogni mezzo.

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