Il ritorno della guerra fredda al Forum di Cernobbio

C’è in corso una seconda guerra fredda? Pechino e Washington troveranno un’intesa sui dazi e sul fronte tecnologico? A Cernobbio ritorna la guerra fredda.

Al Forum Ambrosetti di Cernobbio si è tornati a parlare di guerra fredda. Le tensioni commerciali e tecnologiche hanno suscitato l’interesse della platea composta dall’elite che governa e controlla l’economia internazionale. Tra i banchi c’era anche un’attenta Hillary Clinton, una delle star del Forum 2019.

Tra gli interventi quello significativo è stato di Romano Prodi. L’ex-premier italiano e già presidente della Commissione Europea ha parlato senza mezzi termini di un ritorno della guerra fredda. La causa, secondo Prodi, sono le tensioni commerciali e tecnologiche tra Usa e Cina. Gli ha fatto eco lo storico britannico Nail Ferguson,  il docente della Standford University che teorizza una seconda guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno rinviato a ottobre la decisione sulle nuove tariffe doganali. Cinesi e statunitensi hanno avuto colloqui telefonici ad alto livello sulla questione dei dazi commerciali. Tutto fa pensare che sia in corso una trattativa diplomatica. Da questa si vedrà se prevale la linea protezionista di Trump o quella multilateralista e liberal cinese. Per Ferguson, il presidente degli Stati Uniti si gioca tutto su questa scelta. Per cui non farà un passo indietro e consoliderà la seconda guerra fredda.

Se quanto previsto da Prodi, Ferguson e altri relatori di Cernobbio fosse vero, si avvererebbe la teoria dello storico americano Graham T. Allison secondo il quale Cina e Usa sono destinati alla guerra. La profezia sta tutta nell’incipit della prefazione scritta dallo stesso Allison: Due secoli fa Napoleone lanciò un monito “Lasciate dormire la Cina perché al suo risveglio il mondo tremerà”. Oggi la Cina si è risvegliata e il mondo inizia a tremare.

Certo, nessuno dei due vuole il conflitto. Però c’è sempre il meccanismo della trappola di Tucidide: quando una potenza emergente minaccia di spodestare quella dominante, il risultato più plausibile è la guerra. Potremmo ribaltare la trappola di Tucidide in questo modo: Trump ha provato a fare tremare la Cina, che ora invece abilmente scarica le tensioni commerciali sul resto del mondo e ne approfitta per assaltare il potere Usa.

La vera partita si gioca anche sul versante tecnologico. La sfida è sul 5G di Huawei, accusata di fare spionaggio. Un sospetto non del tutto fuori luogo se si pensa che il patròn del gruppo tecnologico cinese è Ren Zhengfei, già ingegnere dell’information technology dell’esercito cinese. Così, la pressione Usa punta a bloccare l’avanzata della tecnologia 5G in Europa e nel mondo. L’ultimo pressing in ordine di tempo è sull’Italia. Sono in tanti a sospettare che la proposta del golden power del neo governo italiano sia nata per compiacere al presidente degli Stati Uniti. E’ il meccanismo che Roma vuole mettere in atto per regolarizzare l’ingresso della tecnologia cinese sul territorio italiano. La decisione rimette anche in gioco la scelta di campo dell’Italia con la Belt and Road, la nuova Via della Seta cinese. Gli ammiccamenti tra Giuseppe Conte e Trump mettono l’Italia in una condizione di contraddizione e in una posizione di difficoltà. Quale sarà il posizionamento futuro italiano? Pechino o Washington? Opzione difficile perché aziende italiane come Wind e Fastweb hanno già scelto la partnership con Huawei e Zte.

La seconda guerra fredda potrebbe svilupparsi nel 21° secolo tra i due giganti Usa e Cina. Citando nuovamente Ferguson, il 20° secolo è stato quello delle guerre commerciali, il 21° secolo potrebbe essere quello delle guerre tecnologiche. Ora tocca alla politica internazionale lavorare per riallacciare i fili del telaio. E evitare che si avveri la profezia di Allison.

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