Il midwest Usa potrebbe essere già in recessione

La recessione potrebbe essere già arrivata nel midwest Usa. Campanelli d’allarme? Frenata economica, licenziamenti, crisi del mercato immobiliare.

Che la recessione stia arrivando non è un problema di se ma solo di quando. Secondo il britannico Economist il ciclo economico negativo potrebbe già essere in corso in alcune zone d’America. In particolare nelle aree del midwest dove alcune industrie strategiche hanno lasciato a casa migliaia di lavoratori, aprendo di fatto la crisi dell’economia locale. Nello Stato dell’Indiana per esempio. Qui, la più importante fabbrica di camper al mondo ha registrato a luglio un crollo delle vendite del 23% avenuto nei dodici mesi precedenti. Ora migliaia di lavoratori, indotto compreso, temono le conseguenze del rallentamento. La General Motors, uno dei più noti gruppi americani, ha tagliato lo scorso novembre migliaia di posti di lavoro in alcuni siti industriali delle regioni centrali degli states. La Us Steel, impero delle acciaierie made in Usa, ha licenziato a inizio agosto 200 lavoratori nel Michigan. Certo siamo ancora lontani per parlare di recessione vera e propria. Perché i dati complessivi su occupazione e produzione negli Stati Uniti continuano a dare risultati positivi. Nonostante 5 milioni di lavoratori abbiano perso il lavoro e 2 milioni di questi siano stati licenziati. L’America mostra di avere ancora i bicipiti economici gonfi, ma in alcuni angoli delle sue braccia ci sono punti molto deboli. I segnali comunque di una recessione ci sono tutti. Uno dei settori che di solito anticipa il dietro-front economico è quello immobiliare. E si manifesta in particolare in presenza di politiche monetarie restrittive come nel caso di aumento dei tassi di interesse. Se i tassi sui mutui aumentano, avviene il crollo della domanda di nuove abitazioni. Edward Limer, economista dell’Università della California, ha usato un’espressione azzeccata per questo: “L’immobiliare è il ciclo del commercio”. Quando nel 2008 è esplosa la grande recessione, gli investimenti nell’immobiliare hanno cominciato a crollare due anni prima, mentre l’impiego nel settore e nel suo indotto ha avuto il suo picco a aprile 2006. Poi il crollo progressivo. Gli investimenti nel mercato immobiliare si sono ridotti a inizio 2018, mentre da marzo si assiste a una diminuzione dell’impiego. Malgrado questo c’è ancora qualche freno. La Federal Reserve ha finalmente deciso di abbassare i tassi lo scorso luglio. E si prevede un ulteriore taglio a settembre. Vedremo quali saranno gli effetti sul mercato immobiliare. Oppure su quello manifatturiero che è l’altro settore produttivo “sentinella” delle malattie economiche in arrivo. Se il taglio dei tassi ottenesse il risultato di essere una barriera difensiva, Donald Trump avrebbe avuto ragione. Con conseguenze politiche vantaggiose per il suo schieramento elettorale.

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