Il dibattito internazionale sul ritorno al Concerto delle Potenze

Concerto delle potenze sì o no? A livello internazionale si discute se ripetere o meno l’esperienza dell’ordine internazionale nata al Congresso di Vienna nel 1815.

Un ordine internazionale basato sul sistema del “Concerto Europeo delle Potenze” può portare stabilità nella complicata situazione globale dove Stati Uniti e Cina rischiano di scontrarsi? Il dibattito internazionale lanciato dall’autorevole magazine americano Foreign Affairs affronta questo tema, ultima frontiera del confronto tra analisti e esperti.

Il Concerto delle Potenze si fonda su conferenze tra gli Stati più forti da convocare nei momenti in cui sono in corso crisi internazionali. Il sistema ha funzionato dopo Vienna e la restaurazione post-napoleonica e potrebbe essere riproposto oggi con la crisi politica Usa-Cina.

Lo storico statunitense Graham Allison si chiede nel suo celebre studio se Usa e Cina sono destinati alla guerra. Una risposta arriva da alcuni autorevoli analisti del magazine newyorchese.

In un interessante articolo su Foreign Affairs, Richard Haas e Charles Kupchan propongono il modello del Concerto Europeo delle potenze.

I due studiosi suggeriscono, dopo una lunga analisi, che il sistema uscito dal Congresso di Vienna nel 1815 potrebbe essere quello più funzionale. Perché si basa su conferenze tra le potenze mondiali per risolvere le crisi nelle diverse zone del mondo.

Le scelte sarebbero prese senza i burocratismi dei meccanismi delle istituzioni internazionali. Non ci sarebbe l’ostacolo del veto. Così, una volta trovato l’accordo si supererebbero gli ostacoli dei veti incrociati dentro il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Quest’ultimo si ridurrebbe a un’istituzione per gestire le missioni di peace-keeping o prendere decisioni su questioni minori.

Il multilateralismo avrebbe in questo modo la sua riforma, così come l’ordine internazionale. In particolare, quest’ultimo andrebbe incontro a mutamenti senza sconvolgimenti violenti.

La tesi dei due studiosi è che l’ordine internazionale così com’è oggi non può reggere. Troppi Paesi, non solo la Cina, non riconoscono più quell’assetto fondato sul liberalismo. Ne ho parlato in questo articolo.

L’urgenza è tanto più evidente davanti alle nuove prove di convergenza e avvicinamento tra Cina e Russia. Mosca e Pechino possono ristabilire una cooperazione in diversi campi. Soprattutto possono darsi una mano a vicenda per sovvertire lo status quo attuale.

Non tutti la pensano così. Nicu Popescu è il direttore del programma per l’Europa del Council on Foreign Relation. In questo articolo spiega perché il Concerto delle Potenze non funzionerebbe. L’autore parte dal presupposto che in realtà il sistema post-viennese non ha funzionato nel corso del XIX secolo. E non funzionerebbe anche oggi. Questo perché è impossibile che poche potenze possano prendere decisioni che vanno bene a tutti. Non era possibile nel 1815 e tantomeno lo è oggi. Ci sarà sempre qualcuno insoddisfatto che non condividerà le soluzioni.

Il sistema può funzionare solo per le questioni riguardanti le potenze coinvolte e non per le altre. E non previene alcun conflitto.

L’unica strada percorribile sarebbe ancora quella del multilateralismo delle istituzioni internazionali. Che però necessitano di una riforma. Il dibattito intanto continua. E potrebbe emergere qualche nuova strada percorribile per dare stabilità all’ordine internazionale.

Rispondi