I militari ucraini evacuati dall'Azovstal rischiano la vita

L’evacuazione di alcune centinaia militari ucraini dall’impianto siderurgico Azovstal di Mariupol è stata completata.
I russi hanno circondato il complesso industriale dove erano asserragliati i militari del battaglione Azov. La resa arriva dopo settimane di resistenza, a combattere chiusi nell’impianto e nell’inferno di Mariupol.
Sono stati trasportati in pullman nei territori dell’Ucraina orientale controllata dai russi. Il loro destino è poco chiaro. Rischiano il processo e la condanna a morte.
Il viceministro della difesa di Kiev, Anna Mayler, ha spiegato che l’evacuazione era l’unica formula per salvare i militari. In previsione c’è lo scambio dei prigionieri in modo da mettere in salvo quelli che per gli ucraini sono già “gli eroi di Mariupol”.
La strada è in salita. La parola passa alla Duma che deve esaminare la possibilità di uno scambio di prigionieri e valutare se vietarlo in caso di “terroristi”. La Procura russa ha chiesto non a caso il riconoscimento del battaglione Azov come organizzazione terroristica. Nel corso del dibattito alla Duma un deputato russo ha gridato: “A morte” riferendosi ai soldati ucraini. Non si può non essere pessimisti sulla loro sorte.

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