Come in molti altri Paesi, in Costa d’Avorio il presidente uscente aspira al terzo mandato, scatenando ondate di proteste violente.

Quattro morti e tanti di feriti negli scontri violenti tra giovani militanti dell’opposizione, sostenitori del presidente uscente Alassane Ouattara e forze dell’ordine. I dolori della Costa d’Avorio non danno segno di placarsi. Le manifestazioni si sono sviluppate in diverse parti del Paese contro la candidatura del Presidente al terzo mandato, che è però esplicitamente vietata dalla Costituzione. Le contestazioni di piazza non sono state autorizzate dal governo che le ha represse con la forza. Allo stesso tempo sono scesi in campo anche i sostenitori del presidente per fare sentire il loro appoggio. Gli scontri più forti sono avvenuti nella città di Daoukro, ma anche a Bonoua dove è stato incendiato un commissariato di polizia. Ouattara, 78 anni, è al potere dal 2011 e ha annunciato il 6 agosto scorso la sua candidatura al terzo mandato di presidente della Costa d’Avorio. Subito dopo sono cominciate le proteste dell’opposizione. Nella capitale, Abidjan, sono sorte barricate imrpovvisate. La candidatura di Ouattara alle elezioni del 31 ottobre ha riaperto la ferita di un Paese diviso che ricorda i massacri del 2010 quando l’allora presidente Laurent Gbagbo e l’aspirante Ouattara provocarono un conflitto civile che causò la morte di 3000 persone. Allora prevalse Ouattara, dichiarato perdente dalla Corte Costituzionale dello Stato, ma portato al potere grazie a una rivolta armata appoggiata dalla comunità internazionale e dalle truppe francesi stanziate in Costa d’Avorio. Nel frattempo Gbago è stato accusato di crimini contro l’umanità e portato dinanzi al tribunale Penale Internazionale. Fu assolto da tutte le accuse per mancanza di prove.

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