I bambini soldato, vere vittime delle guerre

Bambini soldato
(Foto Unicef)

di Valeria Fraquelli. L’Unicef stima che sono 250.000 i bambini coinvolti in conflitti nel mondo. Un miliardo quelli che vivono in 42 Paesi coinvolti in guerre.

In tutto il mondo sono tantissimi, troppi, i bambini soldato che sono costretti a combattere delle guerre che nemmeno comprendono. Per loro l’infanzia finisce troppo presto e si trovano a fare i conti con problemi più grandi di loro, da soli, strappati in alcuni casi per sempre agli affetti più cari. 

Secondo l’Unicef “si stima che 250.000 bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi, e le ragazze, in particolare, sono costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell’infanzia.
Oltre un miliardo di bambini vivono in 42 paesi colpiti, tra il 2002 e oggi, da violenti conflitti. Ma l’impatto dei conflitti armati sui bambini è difficile da stimare a causa della mancanza di informazioni affidabili e aggiornate”. 

Sono dati che fanno paura, dati che fanno riflettere perché un bambino in guerra è un bambino triste che sta sacrificando la sua infanzia e a volte anche la sua vita per qualcosa di lontano dal suo modo di vivere e di pensare.

È difficile capire cosa significa per un minore essere un bambino soldato, solo sentendo le storie drammatiche di coloro che si trovati loro malgrado a vivere quelle situazioni si può sperare di comprendere tutto lo spavento, l’ansia, la tristezza e il dolore immenso. In quei momenti sono tanti i bambini soldato che non riescono ad accettare quello che stanno facendo.

La vita di un bambino soldato è una vita di sacrifici, violenza e privazioni che lasciano ferite profonde sul corpo e sull’anima che non si possono guarire. Sono costretti ad usare armi spesso più grandi di loro, privati del sonno e dei loro spazi per il gioco e la spensieratezza, impegnati in marce estenuanti e logoranti per combattere un nemico che nemmeno conoscono. 

Sono costretti ad usare la violenza contro i loro stessi famigliari e per le bambine tutto si complica perché sono ridotte a schiave sessuali senza alcun diritto. 

E la parte difficile è il dopo, è costruire il futuro lontano dai boschi e dai loro aguzzini. Per gli ex bambini soldato ci sono casa famiglia, corsi professionali, tutto quello che li può aiutare a ricominciare una nuova vita ma il lavoro da fare è ancora tanto. Negli ultimi anni sono stati tagliati i fondi alle organizzazioni che si occupano di inserire ex bambini soldato, ragazzi e ragazze, in società e la cosa crea non poco allarmismo. 

Bisogna continuare ad aiutare i bambini soldato, non possiamo dimenticarci di loro e girarci dall’altra parte come se non fossero un nostro problema.

Valeria Fraquelli

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