Go go Boris go. Brexit be good!

Go go Boris go. Brexit be good

Boris Johnson ce l’ha fatta. Il Regno Unito esce dall’Ue. Ora c’è un anno di tempo per negoziare i termini delle future relazioni con Bruxelles dopo la Brexit.

Boris Johnson ha mantenuto la parola. Aveva promesso che il 31 gennaio la Gran Bretagna sarebbe uscita dall’Unione Europea. E oggi la promessa diventa realtà. O quasi, come vedremo, perché il percorso della Brexit è ancora lungo e difficile.

Il Regno Unito lascia dunque l’Ue e il Parlamento Europeo approva l’accordo sull’abbandono della Gran Bretagna.

Londra e Bruxelles ora devono negoziare i termini delle loro future relazioni. Comincia il cosiddetto periodo di transizione. Ci sono 11 mesi di tempo, fino al 31 dicembre 2020, per regolarizzare come sarà Brexit negli anni a venire. Dietro l’angolo c’è il rischio di una hard-Brexit, ma anche la possibilità di una soft Brexit. Tutto dipende dal negoziato. Il premier ha comunque dichiarato che in caso di insuccesso delle trattative, non ci sarà un nuovo periodo di transizione. Questo significa che nel 2021 la Gran Bretagna sarebbe considerata come un qualunque altro Paese extra-Ue. Vuole dire, in altri termini, che non ci saranno accordi commerciali “privilegiati” tra Londra e il club europeo e verrebbero applicate le regole dell’Omc (Organizzazione Mondiale del Commercio). Con la conseguenza di introdurre dazi e controlli di frontiera reciproca.

Su questo aspetto, merita un approfondimento particolare la questione irlandese. L’accordo di Johnson rovescia l’architettura elaborata da Theresa May. La ex-premier aveva proposto di evitare un confine tra Irlanda del Nord (britannica) e Irlanda. Tutto il Regno Unito entrava in un’unione doganale con l’Ue in attesa di trovare una soluzione diversa. Nessun dazio tra Ue e Gran Bretagna. Dazi stabiliti in comune applicati ai Paesi extra-Ue.

Johnson fu uno dei più forti oppositori a questo accordo. Lo giudicava troppo restrittivo perché legava ancora troppo Londra a Bruxelles, impedendo ai britannici di fare liberamente accordi commerciali con il resto del mondo.

Il premier decide così di sacrificare l’Irlanda del Nord. E prevede nell’accordo che Irlanda del Nord e Ue costituiscano un’area di libero scambio. Senza dazi tra di loro. Questo significa che le merci che transitano dall’Irlanda del Nord saranno soggette a dazi e regole dell’Ue. Se da qui vanno in Gran Bretagna scatteranno altri dazi e altre regole. E come se nel Regno Unito ci fosse un confine anche con l’Irlanda del Nord. In cambio Boris ha le mani libere su tutti gli accordi commerciali di Londra.

Comunque vada, il premier britannico Johnson, ha vinto laddove la sua predecessora Theresa May aveva fallito. Boris ha potenziato e ricompattato il fronte conservatore vincendo le elezioni del dicembre scorso. Ha portato Londra fuori dall’Ue, come scelto dagli inglesi nel referendum del 2016.

I rischi per il premier, e i britannici, è quello dello sfaldamento del Regno. Agli irlandesi del nord l’accordo di Boris non piace. Tanto che hanno votato contro in Parlamento. Gli scozzesi stanno tornando sul piede di guerra e si riparla con insistenza di una nuova richiesta di referendum indipendentista. E potrebbe crearsi la situazione paradossale di un Parlamento scozzese che approva l’iter referendario e quello di Westminster che lo rifiuta. Conoscono bene la situazione in Spagna dopo lo scontro istituzionale tra Barcellona e Madrid. Parafrasando Chuck Berry: go go, go Boris go. Brexit be good!

Rassegna stampa sull’ultimo giorno della Gran Bretagna nell’Ue.

Uk no longer a member of Eu- BBC

Brexit al Last – Reuters

El Reino Unido dividido abandona la Ue – El Paìs

Brexit: Uk leaves – The Guardian

Brexit: Boris Johnson promet aux britannique un succès retentissant – Le Monde

Vantaggi e svantaggi della Brexit – Notiziario Estero

 

 

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