I rischi di un'escalation militare dopo l'offensiva dell'Etiopia nel Tigrè

L’offensiva militare lanciata dall’Etiopia nella regione del Tigrè rischia di estendersi nel Paese.

Il 4 novembre le forze armate dell’Etiopia hanno lanciato un’offensiva militare nella Regione dei tigrè trascinando, di fatto, il Paese in uno stato di guerra. Il premier Abiy Ahmed ha annunciato l’operazione durante un discorso televisivo. L’offensiva militare, ha spiegato il primo ministro, è stata autorizzata a seguito dell’attacco avvenuto nella notte fra il 3 e il 4 novembre contro il Comando delle truppe federali di stanza nel Tigrè. Le autorità di Addis Abeba hanno accusato senza mezzi termini e forze armate tigrine. Queste sono da mesi in aperto conflitto con il governo federale in seguito alle contestate elezioni regionali dello scorso settembre. Tanto da avere proclamato lo “stato di guerra” e hanno annunciato di aver sequestrato le armi in possesso del Comando settentrionale dell’esercito etiope. E di essere pronte alla guerra. La situazione ha portato inevitabilmente a un’escalation che era nell’aria da diverse settimane. In particolare da quando le autorità di Macallè, capitale della regione del Tigrè, hanno deciso di dichiarare “illegittime” le istituzioni federali dopo il rinvio delle elezioni generali nel Paese, inizialmente in programma nel mese di agosto, e alla conseguente decisione di Addis Abeba di sospendere le relazioni e i finanziamenti all’amministrazione tigrina. Il timore, ora, è che il conflitto possa estendersi al resto del Paese e nell’intera regione del Corno d’Africa, dove giocano un ruolo di primo piano diverse potenze straniere.

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