Etiopia e Eritrea alleanza di convenienza

I due Paesi hanno trovato un fronte comune contro il Movimento di Liberazione del Tigray. Durerà quest’alleanza di convenienza?

In questo articolo di Foreign Policy si parla dell’alleanza di convenienza tra Etiopia e Eritrea. I due Paesi hanno trovato un nemico comune nel Movimento di Liberazione Popolare del Tigray. Quest’ultimo ha governato l’Etiopia dall’inizio degli anni ’90 fino al 2018. Il governo eritreo di Asmara non dimentica che il Movimento è stato l’artefice della sconfitta nella sanguinosa guerra di frontiera del 1998-2000. E il presidente eritreo Isaias Afwerki vede l’opportunità di vendicarsi.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, considera l’alleanza con l’Eritrea un’opportunità per colpire e indebolire il vecchio Movimento che ha governato il Paese per anni. Quel Movimento che ora prova a ritornare come gruppo separatista regionale. Ciò spiega, per molti diplomatici e analisti, perché il governo etiope abbia sempre negato la presenza di soldati eritrei sul suo territorio nella crisi del Tigray. Salvo poi ammettere che i militari stranieri c’erano eccome. E dare l’annuncio che l’esercito di Asmara si ritirava e rientrava in Eritrea.


Una federazione tra i due Paesi?

La cooperazione tra i due leader di governo ha ulteriormente sollevato il timore che il loro piano finale sia quello di creare una federazione tra i due paesi. Etiopia e Eritrea si sono formalmente divise quando l’Eritrea è diventata indipendente nel 1993. I due Paesi hanno combattuto una sanguinosa guerra di confine dal 1998-2000.

In questo scenario l’Etiopia, attualmente senza sbocco sul mare, avrebbe di nuovo accesso al Mar Rosso. Il premier Abiy potrebbe ricostruire la Marina etiope, trasformandola in una forza lungo la costa. Questo scenario vedrebbe anche l’Eritrea ricostruire la sua economia in difficoltà. Non è però chiaro quale ruolo assumerebbe la leadership eritrea in uno stato federale riunito. E sono in tanti a domandarsi se la loro collaborazione sia praticabile al di là dell’odio condiviso contro il Movimento di Liberazione.

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