Elezioni in Congo. Vince il candidato dell’opposizione

Felix Tshisekedi è il nuovo presidente della Repubblica Democratica del Congo. Sconfitto il candidato del partito di governo e del presidente uscente Kabila.

Per la prima volta dal 1960, quando la Repubblica Democratica del Congo ottenne l’indipendenza, il candidato dell’opposizione vince le elezioni presidenziali.

Felix Tshisekedi ha ottenuto 7 milioni di voti battendo il candidato del partito di governo Emmanuel Ramazani Shadary che ha ottenuto oltre 4 milioni di preferenze. Sono i dati comunicati nella notte dalla Commissione Elettorale riguardanti le elezioni del 30 dicembre scorso. Sui risultati elettorali c’era stata una grande attesa e i ritardi della comunicazione avevano iniziato a creare tensione nel Paese per i sospetti di brogli elettorali.

Per ora l’unica accusa è arrivata dal secondo classificato Martin Fayulu che ha parlato di “golpe elettorale” e che il risultato “non ha nulla a che vedere con la realtà”. Il partito di governo, il cui candidato è arrivato terzo ed è uscito sconfitto dal voto, non ha finora contestato il risultato.

L’affermazione di Tshisekedi mette fine al potere della famiglia Kabila. Il presidente uscente, Joseph Kabila, è stato al potere negli ultimi 18 anni. Prima di lui c’era il padre, Laurent Desirée Kabila, che è stato presidente dal 1997.

Secondo quanro riportano la Bbc e la Reuters, la capitale Kinshasa per ora vive una situazione di calma. Rimane comunque l’allerta per i timori che i risultati elettorali possano scatenare tumulti di piazza. Il Segretario Generale dell’Onu ha fatto appello a tutte le aprti affinché si eviti il ricorso a forme di violenza.

I dati pubblicati dalla Commissione Elettorale del Congo:

Tshisekedi ha ricevuto il 38,5% ed è stato provvisoriamente dichiarato presidente della Repubblica Democratica del Congo;

Questi i voti attribuiti:

Tshisekedi 7 milioni di voti

Martin Fayulu 6,4 milioni di voti

Emmanuel Shadary 4,4 milioni di voti

Una nota di stortura arriva dalla Francia. Il ministro degli esteri,  Yves Le Drian, ha detto che “bisogna fare chiarezza perché questi risultati sono diversi da quello che ci aspettavamo”.

Cosa succede nelle elezioni in Congo (20 dicembre 2018)

Indetto per novembre 2016, il voto nella Repubblica Democratica del Congo è stato rinviato prima al 23 dicembre e poi al 30 dicembre. Cosa succede con le elezioni in Congo?

Il Congo deve scegliere il prossimo presidente. Dopo 18 anni in carica, il capo di stato uscente Joseph Kabila potrebbe non essere più a capo della Repubblica Democratica del Congo. Figlio del presidente Laurent-Desirè Kabila, che nel 1997 rovesciò il regime del leader storico Joseph Mobutu Sese Seko, entrò in carica del 2001 dopo l’assassinio del padre.

Il voto per scegliere il successore di Kabila è stato rinviato due anni fa. Previsto inizialmente nel novembre 2016, la nuova consultazione elettorale si è trascinata fino al 2018 quando si stabilì la data del 23 dicembre per le elezioni in Congo. Tuttavia, nonostante questo la Commissione Elettorale ha deciso di rinviare il voto congolese al 30 dicembre 2018.

Intanto, Kabila ha avuto tutto il tempo per pensare al suo futuro politico e sviluppare una strategia. Lo scorso agosto ha sciolto il nodo sulla sua candidatura. E ha annunciato di sostenere politicamente l’ex-ministro degli interni Emmanuel Ramazani Shadary. L’annuncio ha ottenuto la soddisfazione di molti congolesi che vivono con 2 dollari al giorno e hanno visto nel passo indietro di Kabila un segno di speranza.

Il quadro politico e economico

Il Congo va al voto in un clima di crisi economica e estrema povertà. Sono 15 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza per gli alimenti. Affamati che rappresentano l’estrema contraddizione di un Paese che possiede riserve immense di materie prime come il rame e il cobalto oggi fondamentali per la rivoluzione in corso delle auto elettriche.

In questo quadro economico gli oppositori di Kabila, sempre meno popolare, accusano il presidente di voler rimanere aggrappato al potere a tutti i costi. Gli scontri degli ultimi giorni nella capitale Kinshasa, dove sono decine i morti sotto i colpi delle forze di sicurezza, alimentano la tensione in vista delle elezioni.

Il Paese centraficano è passato attraverso una serie di autoritarismi e problematiche come pochi Stati africani. Mobutu prese il potere all’insegna della lotta al colonialismo nel 1966 dopo un colpo di stato sanguinoso. Il generale Mobutu trasformò l’allora Repubblica del Congo in Zaire e non organizzò elezioni per 32 anni, fino al 1997 quando venen a sua volta deposto da Kabila senior, padre dell’attuale presidente congolese.

Il clima della campagna elettorale non è dei migliori. I due principali rivali di Shadary, appoggiato da Kabila junior, sono due candidati dell’opposizione Felix Tshisekedi e Martin Fayulu. Entrambi sono stati boicottati da problemi tecnici relativi alle elezioni e da una campagna elettorale violenta.

I due candidati hanno invitato i loro sostenitori a vigilare e prestare attenzione ai meccanismi elettorali il giorno del voto. Temono brogli e trucchi utilizzando i device per il voto elettronico. Il governo risponde accusando l’opposizione di voler sabotare le operazioni elettorali facendo ricadere il sospetto di brogli sul presidente Kabila.

Intanto, il governo di Kinshasa ha rifiutato la presenza di osservatori elettorali dall’Unione Europea e dall’autorevole no-profit americano Carter Center. Il motivo probabilmente è la posizione di questi osservatori nelle elezioni del 2011 che avevano parlato di ampi brogli elettorali. Saranno presenti osservatori dell’Unione Africana e del Sadc, l’organizzazione per lo sviluppo sudafricano.

Cosa dicono i sondaggi sulle elezioni in Congo

Ma quali sono le prospettive del voto? Un sondaggio condotto dalla New York University lo scorso ottobre ha fotografato un vantaggio del candidato Tshisekedi, che raggiungerebbe il 36%. Lo seguono Shardary e Fayulu che si fermerebbero al 16% e al 8%, rispettivamente. Se così fosse sarebbe una sconfitta sonora per Kabila, che ha puntato tutto sul suo delfino Shadary per continuare a essere il burattinaio del governo.

Un successo del candidato dell’opposizione ribalterebbe la politica del Congo. Ma creerebbe anche forti scontri civili nel Paese perché Kabila e soci non accetteranno di certo in silenzio la perdita del potere. Tshisekedi avrebbe contro anche la lobby internazionale dei poteri economici. Con lui, la linea politica sulle commodities e gli interessi economici del Congo cambierebbero. Ha già detto in campagna elettorale che le risorse naturali del Congo sono dei congolesi, e la loro valorizzazione economica deve rimanere nel Paese africano. Ora non resta che aspettare.

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