Cos’è successo ai militari Usa dopo l’attacco iraniano a al-Asad?

Cos'è successo ai militari Usa dopo l'attacco iraniano

La stampa americana indaga sui sintomi che hanno colpito i militari Usa dopo la rappresaglia iraniana contro la base di Al-Asad.

All’inizio erano undici. Ora sono 34. Stiamo parlando dei militari americani ricoverati a causa di sintomi di commozione cerebrale e trauma cranico. La sindrome è cominciata pochi giorni dopo l’attacco missilistico iraniano dell’8 gennaio contro la base Usa in Iraq di Al-Asad.

Come ricorderete, l’attacco iraniano fu una risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, capo dei guardiani della rivoluzione (le brigate al Quds), e braccio destro e sinistro della suprema autorità iraniana Ali Khamenei. Soleimani venne colpito da un raid americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

Prima fra tutti a rivelare la notizia fu la Cnn. L’emittente statunitense mandò in onda la conferma da parte del capitano Bill Urban, portavoce del comando centrale americano, che militari americani erano ricoverati in ospedale. La notizia rovesciò la posizione del Pentagono, che aveva dichiarato all’indomani della rappresaglia iraniana che nessun militare dell’esercito Usa era stato ferito.

Per giustificare la dichiarazione del Pentagono, lo stesso Urban specificò che i sintomi si sono manifestati giorni dopo l’attacco. In realtà, la coalizione anti-Isis (della quale gli Stati Uniti fanno parte) aveva fin da subito specificato che molti soldati erano stati curati per sintomi da commozione cerebrale a seguito dell’attacco iraniano dell’8 gennaio. Va aggiunto che la procedura standard, come ricordato dallo stesso Bill Urban, prevede che tutto il personale presente sul luogo di un’esplosione venga sottoposto a screening per lesioni cerebrali traumatiche. La domanda da porsi quindi è la seguente: perché il Pentagono si è affrettato a dichiarare che non c’era alcuna conseguenza per i soldati americani? Tranquillizzare i familiari? Dare sicurezza e tranquillità?

Come ci ricorda il Washington Post, la questione delle ripercussioni dell’attacco iraniano su vite umane, vittime o feriti, diventa più importante se si considera che l’inesistenza di danni alle persone aveva influenzato la scelta di Donald Trump di non rispondere con un altro attacco alla rappresaglia iraniana, evitando così un escalation del conflitto.

Il 24 gennaio la situazione peggiora. La stampa Usa, Washington Post e New York Times in particolare, rilanciano una nota del Pentagono in cui si parla di 34 militari americani ricoverati per lesioni cerebrali di diverso livello. Il presidente Trump ha informato gli americani che non si tratta di una cosa preoccupante. Alle parole del capo della Casa Bianca, ha fatto seguito due giorni dopo la dichiarazione del portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman. In una conferenza stampa di venerdì 24 gennaio, Hoffman ha detto ai giornalisti che la diagnosi di “commozioni cerebrali e trauma cranico”. I militari sono stati ricoverati in Germania al Landstuhl Regional Medical Center. Alcuni di loro sono ritornati negli Stati Uniti per cure mediche specifiche.

Nei bunker della base irachena di Al-Asad c’erano circa 1000 soldati dell’esercito Usa. Gli undici missili che hanno colpito la base hanno creato macerie e crateri profondi. Ora si devono attendere ulteriori sviluppi.

 

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