Cos’è la ratifica di un trattato internazionale

Nelle relazioni internazionali si parla di frequente di ratificare un trattato. Ma cos’è la ratifica di un trattato e cosa significa?

Cos’è la ratifica di un trattato internazionale? Si parla molto di ratificare un accordo quando ci si riferisce al mondo delle relazioni tra Stati. Di recente, abbiamo pubblicato la notizia che la Grecia è stato il primo Paese Nato a ratificare l’accordo tra Alleanza Atlantica e Macedonia del Nord. Vediamo cosa significa.

La normativa che regola i trattati internazionali si trova nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati approvata nel 1969 ma entrata in vigore nel 1980. L’articolo 14 disciplina lo strumento della ratifica.


Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati


Cos’è la ratifica

La ratifica di un trattato è la manifestazione di volontà di uno Stato a partecipare all’accordo e accettarne i suoi obblighi e diritti. Con la ratifica, lo Stato si impegna a rispettare e osservare l’accordo sottoscritto. La ratifica non va confusa con la firma. Quest’ultima non comporta alcun obbligo per lo Stato e viene apposta da rappresentanti, come i diplomatici o ministri per esempio, a titolo di certificazione e autenticazione di un testo elaborato alla fine di negoziati complessi. Dopo la firma dell’accordo, il testo non può essere più modificato. Solo una riapertura del negoziato può portare a una integrazione o modifica del testo.

Di conseguenza si può sintetizzare in questo modo. Prima ci sono i negoziati durante i quali si raggiunge un’intesa sui contenuti del testo, che viene elaborato da tecnici esperti in materia. Successivamente, viene messa la firma da plenipotenziari. Infine, si apre il percorso della ratifica da parte degli Stati membri del trattato. Solo con la ratifica il trattato può dirsi concluso, cioè efficace.

Nei trattati multilaterali, come quello della Nato per esempio, l’ingresso di un nuovo Stato si chiama adesione, che ha per quel Paese lo stesso valore della ratifica. E’ il caso della Macedonia del Nord, che ha manifestato la volontà di aderire alla Nato sottoscrivendo l’accordo insieme ai 29 ministri degli esteri dei Paesi membri. In questi caso si parla di adesione perché lo Stato aderente non ha partecipato ai negoziati che hanno portato a istituire l’accordo. In questi trattati, un nuovo Paese può diventare membro perché è prevista di solito una clausola nel testo che prevede l’ingresso di nuovi Stati. Si chiama in gergo diplomatico “clausola di adesione”. I trattati che la contengono si chiamano “aperti”. Se la clausola non è riportata nel testo, un Paese terzo non può aderire a meno che non si riaprano i negoziati tra i suoi membri. In sostanza, l’adesione è la ratifica di un accordo predisposto da altri.

Chi ratifica un trattato internazionale

La competenza a ratificare cambia per ogni singolo Stato. E’ infatti il sistema costituzionale interno che stabilisce, in base alla propria normativa, a chi spetti ratificate un accordo. Generalmente, la ratifica è un attribuzione del Capo di Stato. Quasi sempre però, questa competenza è condivisa con il potere esecutivo (laddove le due figure non coincidano) per certe tipologie, o con quello legislativo per altri tipi di patti internazionali.

La competenza a ratificare un trattato in Italia

L’ordinamento italiano dispone all’articolo 87, comma 8, della Costituzione che i trattati internazionali sono ratificati dal Presidente della Repubblica a seguito, quando occorre, dell’autorizzazione delle Camere. L’articolo 80 della Costituzione prevede che sia necessaria l’autorizzazione delle Camere nei trattati “che hanno natura politica o prevedono regolamenti giudiziari, o comportano variazioni del territorio nazionale od oneri di finanze o modificazioni di leggi”. L’autorizzazione avviene con legge. Il potere esecutivo è coinvolto nel processo di ratifica grazie all’articolo 89 della Costituzione. Secondo quest’ultimo, “nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se no è controfirmato dai ministri proponenti che si assumo la responsabilità”. Un’opinione comune tra i giuristi internazionali è che il Presidente della Repubblica non possa rifiutarsi di ratificare un trattato dopo una delibera governativa o una legge parlamentare. Può solo, come in altri casi, richiedere un riesame prima di sottoscrivere la ratifica.

Come avviene la ratifica

La ratifica consiste di solito in una sottoscrizione o altre modalità definite internamente dagli Stati. Nel caso italiano, come abbiamo visto, avviene con un atto presidenziale. Una volta ratificato un trattato, avviene il cosiddetto scambio o deposito delle ratifiche. E’ in questo momento che il trattato internazionale di perfeziona e comincia a produrre effetti giuridici. Lo scambio è tipico di accordi bilaterali. Il deposito avviene con i trattati multilaterali. Nell’accordo viene indicato un luogo per depositare le ratifiche (un governo, un organismo internazionale, ecc.). Quando tutti i firmatari hanno depositato la ratifica, l’accordo diventa efficace. In alcuni accordi viene previsto un numero minimo di ratifiche affinché il trattato cominci a produrre effetti giuridici. Lo scambio o il deposito delle ratifiche ha, in base alla citata Convenzione di Vienna (articolo 16), il valore di una notifica a tutti gli effetti.

Per approfondire:

Benedetto Conforti: Diritto Internazionale

Antonio Cassese: Il Diritto Internazionale nel Mondo Contemporaneo

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