Cos’è il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e come funziona

Capire le Nazioni Unite. Cos’è il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il suo ruolo e il meccanismo di funzionamento.

Cos’è il Consiglio di Sicurezza dell’Onu? Come funziona l’organo forse più importante delle Nazioni Unite? La più grande organizzazione governativa al mondo vive grazie a una struttura complessa. Il documento di riferimento è la Carta di San Francisco che nel 1945 ha istituito l’organizzazione internazionale e ne costituisce lo statuto. Proviamo a capire le Nazioni Unite descrivendo cos’è il Consiglio di Sicurezza e come funziona.

Consiglio di Sicurezza

E’ contemplato all’articolo 7, paragrafo 1 della Carta di San Francisco, e agli articoli dal 23 al 32.

Composizione

E’ composto da 15 membri, 5 sono permanenti e 10 non permanenti (articolo 23). Sono membri permanenti: Cina, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia (in origine U.R.S.S.). I membri non permanenti sono eletti dall’Assemblea Generale dell’Onu ogni due anni. Secondo la Carta delle Nazioni Unite, l’Assemblea Generale elegge i membri non permanenti tenendo conto: il contributo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale; il contributo al raggiungimento degli altri fini dell’Onu; un’equa ripartizione geografica. Ogni membro del Consiglio di Sicurezza (sia permanente sia non permanente) esercita ogni sei mesi a rotazione il ruolo di presidente.

La modifica del 1965. La Carta di San Francisco ha previsto in origine all’articolo 23 (nel 1945) 11 membri per il Consiglio di Sicurezza: 5 permanenti e 6 non permanenti. Questa composizione è durata fino al 1965. Quell’anno fu proposta la modifica dell’articolo 23, modifica che prevedeva di portare a 15 i membri. L’Assemblea Generale predispose la proposta con la risoluzione n. 1991-XVIII (lettera A) del 17 dicembre 1963. La riforma proposta entrò in vigore nell’agosto 1965 a seguito della ratifica di due terzi degli Stati membri come previsto dall’articolo 108 della Carta.

Il criterio della ripartizione geografica. La risoluzione del 1963 prevede il criterio di ripartizione geografica per l’elezione dei dieci membri non permanenti. Il criterio è il seguente: 5 membri sono eletti tra gli Stati del’Africa e dell’Asia; un membro è scelto tra gli Stati dell’Europa orientale; due membri sono eletti tra gli Stati dell’America Latina; due membri tra gli Stati dell’Europa occidentale e altri Stati. La natura vincolante di questa risoluzione è in dubbio. La risoluzione rispecchia ovviamente il mondo del 1963 e il clima da guerra fredda. Oggi ha poco senso pensare a una ripartizione che tenga conto di Europa orientale e occidentale.

Vacanza di seggio. Alla luce della Carta delle Nazioni Unite può anche succedere che l’Assemblea Generale non si metta d’accordo sull’elezione di un membro non permanente. A questo punto, il Consiglio di Sicurezza può procedere a deliberare e decidere anche in vacanza di un seggio. Infatti, non si rileva nello Statuto e neppure nel regolamento interno del Consiglio una norma che prescriva un numero minimo di presenti per le sedute. Nella storia delle Nazioni Unite finora c’è stato solo un caso di seggio vacante. Fu a gennaio 1980. L’Assemblea in quell’occasione non riuscì a scegliere il membro per l’America Latina perché il seggio era conteso tra Cuba e Colombia. Solo quando i due Paesi candidati si ritirarono, si poté eleggere il Messico come decimo membro non permanente.

Il voto nel Consiglio di Sicurezza

L’articolo 27 della Carta di San Francisco disciplina il sistema di voto all’interno del Consiglio di Sicurezza. E’ qui che si prevede il diritto di veto per i 5 Stati membri permanenti. Secondo l’articolo 27, quindi: ogni membro del Consiglio di Sicurezza dispone di un voto (principio una testa, un voto); le decisione su questioni di procedura sono prese con il voto favorevole di nove membri; le decisioni su ogni altra questione sono prese con il voto favorevole di nove membri, tra i quali siano compresi i voti dei cinque membri permanenti.

Astensione dei membri permanenti. L’articolo 27 al paragrafo 3 prevede che una delibera del Consiglio su questioni non procedurali debba avere il voto favorevole dei 5 membri permanenti (diritto di veto). Pertanto, l’astensione di un membro permanente andrebbe considerata come veto. in realtà però la prassi in seno al Consiglio ha dato vita a una norma consuetudinaria. Questa prevede di ammettere la validità delle delibere del Consiglio di Sicurezza prese con l’astensione di un membro permanente. Questa prassi si è consolidata nel tempo e ha creato una delle poche norme non scritte formate in deroga alle disposizioni della Carta.

Assenza di un membro permanente. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu può deliberare su questioni non procedurali qualora sia assente un membro permanente? La prassi che si è sviluppata nell’ambito delle Nazioni Unite ha fatto equiparare l’assenza di un membro permanente all’astensione dal voto. Pertanto, come nel caso dell’astensione, si ritiene che l’organo possa comunque deliberare.

Come si vota nel Consiglio di Sicurezza. La manifestazione di voto dei rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio può avvenire in diverse modalità. La forma del voto può essere espressa per: acclamazione; alzata di mano; appello nominale; mancanza di obiezioni espresse alla dichiarazione del presidente del Consiglio di Sicurezza. Quest’ultimo caso prende generalmente il nome di Consensus. Si tratta in sostanza di una unanimità che viene espressa con il silenzio e nessuna obiezione o votazione formale alla dichiarazione del presidente di turno del Consiglio.

 

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