Cosa succede tra Stati Uniti e Iran

Rohani contro Trump. Sanzioni Usa a Khamenei e Zarif. Cosa succede tra Stati Uniti e Iran. Aggiornamento quotidiano sulla crisi di nervi.

E’ alta tensione tra Stati Uniti e Iran. La crisi di nervi in corso da mesi rischia di portare i due Paesi sul precipizio del conflitto. Le forze armate iraniane hanno abbattuto il 20 giugno un drone di monitoraggio Usa. Dura la reazione di Donald Trump: “L’Iran ha fatto un grosso errore a colpire il drone americano”, ha detto il presidente Trump in un’intervista. Vladimir Putin ha dichiarato che una guerra tra i due Paesi sarebbe una catastrofe. Il Segretario dell’Onu ha fatto un appello alla calma a tutte le parti. Ma gli Stati Uniti lanciano cyberattacchi e Trump impone sanzioni contro l’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema iraniana e il ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif.


Il testo dell’accordo sul nucleare del 2015


Aggiornamento continuo sulla crisi tra Stati Uniti e Iran:

(25 giugno) Il presidente dell’Iran, Hassan Rohani, è intervenuto con un discorso alla nazione sulla tv iraniana in risposta agli Stati Uniti. “La Casa Bianca è afflitta da un ritardo mentale”, ha dichiarato dopo la decisione di Trump di imporre sanzioni contro la guida spirituale Ali Khamenei e il ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif. Rohani usa quindi un’espressione che maschera un insulto verso il presidente americano. In precedenza, lo stesso Khamenei aveva già provato a insultare il capo della Casa Bianca. Rohani ha anche aggiunto che a Washington sono “mentalmente incapaci”, sottolineando che i leader iraniani a differenza degli altri Paesi non hanno conti miliardari all’estero da bloccare con sanzioni. Trump aveva firmato le sanzioni dicendo che l’Iran deve rinunciare al sogno di avere una bomba atomica. Rohani ha anche criticato l’atteggiamento americano che chiede dialogo con l’Iran ma allo stesso tempo sanziona il suo ministro degli esteri. Ma dal presidente iraniano arriva anche una forte critica ai fondamentalisti interni all’Iran, colpevoli di avere sempre criticato l’accordo sul nucleare 2015 e le visite di aziende straniere. In questo modo, ha spiegato Rohani, hanno contribuito a indebolire il Trattato.

  • ( 24 giugno) Drone Usa e cyberattacchi. L’ultimo episodio della crisi tra Teheran e Washington è stato l’abbattimento il 20 giugno di un drone di monitoraggio americano. L’Iran ha ammesso di avere colpito il velivolo spia in missione sullo stretto di Hormuz. Le autorità di Teheran hanno specificato che il drone si trovava nello spazio aereo iraniano, violando dunque la sovranità del Paese. Il ministro degli esteri di Teheran, Javad Zarif, ha detto che l’Iran non cerca la guerra con l’America ma è pronto a difendersi via terra, mare e cielo. Trump ha aperto una porta riconoscendo che potrebbe trattarsi di un errore umano. Nonostante la durezza della sua dichiarazione con la quale ha definito un “grande errore” l’abbattimento del drone. il Pentagono sostiene che il velivolo si trovava in uno spazio internazionale. La risposta americana arriva qualche giorno dopo. Il 23 giugno un’ondata di cyberattacchi Usa ha colpito i sistemi informatici che controllano i lanciamissili iraniani. A Trump non è bastato però questo. Ha infatti reso noto che sono in arrivo altre sanzioni contro l’Iran, rivolte in particolare alla guida suprema Khamenei. Quest’ultimo è ritenuto a Washington la figura più minacciosa e il vero ostacolo al dialogo tra Teheran e la Casa Bianca.
  • Mille soldati Usa nel Golfo. Il 17 giugno il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di volere inviare mille militari nella regione del Golfo. Trump ha spiegato la sua decisione come una risposta al comportamento ostile iraniano. I soldati vanno a aggiungersi a quelli presenti nella zona. Il Pentagono ha già spostato anche aerei bombardieri B 52.
  • Attacco a due petroliere. Washington ha accusato Teheran di avere attaccato due petroliere, usando mine, nel Golfo di Oman. Il governo di Teheran ha respinto le accuse.
  • Uranio arricchito. L’Iran ha annunciato lunedì 17 giugno che il suo stoccaggio di uranio arricchito supererà a breve i limiti stabiliti nell’accordo nucleare del 2015. Teheran ha rafforzato la sua produzione come risposta alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti nonostante gli impegni dell’accordo 2015.
  • Ritiro Usa dall’accordo nucleare. Nel maggio 2018 il presidente Trump ha ritirato gli Stati Uniti, unilateralmente, dal Trattato nucleare del 2015, firmato da Iran e sei potenze mondiali, tra cui gli Usa.
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