Cosa succede in Siria dopo l’attacco della Turchia ai curdi siriani

Notiziario Estero – Aggiornamento quotidiano su cosa succede in Siria dopo l’attacco turco alle forze curde nel nord-est del Paese. Erdogan sfida il mondo.

Aggiornamento: (2 novembre) Truppe russe e turche hanno cominciato a pattugliare congiuntamente i 110 km di frontiera tra Turchia e Siria. Un’azione definita nel patto firmato dai presidenti di Russia e Turchia per garantire il ritiro dei curdi dalla zona cuscinetto di 30 km voluta da Ankara. Gli Stati Uniti mantengono una presenza simbolica nella zona nord-orientale a maggioranza curda e con pozzi petroliferi.

Cosa succede in Siria dopo l’attacco della Turchia ai curdi siriani? Dopo 8 anni di guerra civile e 4 anni di ascesa e declino del califfato, la situazione in Siria sembra più instabile di prima. Il Paese è stato un crocevia diplomatico e un terreno di gioco della partita geopolitica tra Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia, Israele e altri player minori. I fatti degli ultimi mesi sono rilevanti e hanno portato all’intervento turco in Siria settentrionale. Lo scorso 25 agosto le forze lealiste al Presidente Bachar al-Assad hanno aperto un corridoio umanitario per consentire alla popolazione civile di allontanarsi dalle città ancora controllate dai ribelli che combattono il presidente. Il corridoio è stato aperto nei pressi del villaggio di Soran, nel nord della provincia di Hama, cuore della zona di Idlib. Siamo nella Siria nord occidentale ma anche nell’ultima roccaforte dei jihadisti e ribelli. Qui le forze governative sono riuscite a avanzare. I progressi dell’esercito di Assad preoccupano però i turchi. A Ankara seguivano da vicino l’evolversi degli eventi. Il timore è che un esodo di civili in fuga dalle città dell’area di Idlib potesse riversarsi oltre le frontiere della Turchia. C’è stato anche un incidente militare, sempre che di incidente si tratti. I militari siriani di Assad hanno aperto il fuoco a fine agosto contro un posto di osservazione militare turco vicino al confine. Non c’è stato alcun ferito, ma ce n’è abbastanza per alimentare una tensione palpabile da anni tra Ankara e Damasco. Il conflitto a fuoco arrivava in un momento in cui il clima in Turchia era rovente per le proteste e scontro con i curdi nel sud est del Paese, vicino al confine siriano. Tre militari sono stati uccisi in estate in scontri con miliziani curdi del Pkk, il partito messo fuorilegge e ritenuto terrorista dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan. In alcune città del sud est turco ci sono state manifestazioni sfociate in violenze dopo la destituzione da parte del governo di Ankara di tre sindaci ritenuti vicini al Pkk. Il governo aveva detto allora che non avrebbe reagito all’attacco contro i suoi posti di osservazione militare. Il confine turco rimaneva comunque una pietra rovente. Sempre a agosto decine di raid russi hanno colpito le postazioni di ribelli e jihadisti nella zona di Idlib, al fine di coprire l’avanzata dei militari di Assad. I raid sono stati condotti sorvolando il confine turco. E il 9 ottobre è cominciato l’attacco turco alla Siria settentrionale. Ankara rivendica la propria sicurezza e entra in Siria per realizzare ciò che chiede da tempo: una zona cuscinetto estesa per 30 km in Siria in cui assorbire i milioni di rifugiati siriani. Nessuno sa veramente se Erdogan si fermerà solo a questo. Il presidente turco è alla ricerca di consenso interno dopo il tracollo nelle elezioni amministrative in cui ha perso città importanti come Istanbul. E pare che l’intervento militare stia facendo crescere il suo consenso. Ma l’azione militare ha forti implicazioni geopolitiche che ribalteranno la mappa geografica dell’area. La guerra di Erdogan fa crescere la tensione con Assad, isola la Turchia dal resto del mondo e rischia di bruciarsi le relazioni costruite a fatica con Russia e Iran.

I fatti

  • (17 ottobre) Erdogan sempre più solo e vicino allo scontro con Damasco. Il presidente siriano Assad ha detto che il suo esercito contrasterà l’offensiva diplomatica turca nel nord-est della Siria con ogni mezzo legittimo. E ha definito “aggressione criminale” l’intervento militare turco. Tensione anche tra Italia e Turchia. Il premier italiano Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con Erdogan. Conte ha fatto presente al leader turco di ritenere inaccettabile l’azione turca. Nel colloquio ci sono stati momenti di forte tensione, secondo Palazzo Chigi.
  • (16 ottobre) Nell’incontro alla Casa Bianca con il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, il capo di Stato Usa ha detto che l’offensiva turca e siriana di Assad in Siria non è un loro problema.
  • (14 ottobre) Le truppe turche hanno iniziato insieme alle milizie arabe filo-Ankara l’offensiva su Manbij, località controllata dai curdi a ovest del fiume Eufrate. Intanto le forze americane si sono ritirate dalla città di Kobane dove si trovavano a difesa delle forze curde.
  • (12 ottobre) L’esercito turco ha annunciato di avere conquistato la città di Ras al-Ayn, nella Siria settentrionale. Le forze curde però hanno smentito la caduta della città.
  • (11 ottobre) L’esercito turco è entrato in Siria spingendosi fino a 8 km lungo l’asse di Tal Abyd e 4 km sul lato di Ras al-Ayn. Gli Stati Uniti continuano a chiedere a Ankara di fermarsi ma l’escalation prosegue. Liz Cheney, figlia di Dick e deputata repubblicana, presenterà nei prossimi giorni una proposta di sanzioni verso la Turchia. La Cheney, trumpiana di ferro della prima ora, si è anche unita alle critiche contro il presidente per avere abbandonato i curdi. Anche l’Unione Europea ha sul tavolo l’opzione delle sanzioni e ne parlerà nel prossimo Consiglio Europeo. Intanto, la Turchia ha annunciato che in tre giorni di operazioni militari ha “neutralizzato” 342 terroristi curdi. Un’espressione per dire che sono stati uccisi, arrestati e feriti in tutto 342 persone.
  • (10 ottobre) Il presidente Recep Tayyp Erdogan ha minacciato l’Europa nel caso volesse ostacolare l’intervento militare turco nella Siria settentrionale. Il governo di Ankara è pronto a aprire la porta balcanica facendo passare circa 3,5 milioni di rifugiati siriani nel vecchio continente.
  • (9 ottobre) Comincia l’attacco turco alla Siria settentrionale. Caccia e artiglieria di Ankara hanno condotto raid sulle zone di Ras al-Ayn e Tal Abyad. Entrambe alla frontiera turco-siriana. Entrambe punti di accesso alla Siria settentrionale per l’esercito di Recep Tayyp Erdogan. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli Usa non appoggiano l’intervento militare della Turchia.
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