Cosa sta succedendo a Hong Kong. L’ombra della mafia

L’ombra della mafia sugli attacchi ai manifestanti. La condanna cinese. Aggiornamento quotidiano su cosa sta succedendo  a Hong Kong.

La protesta degli abitanti di Hong Kong è cominciata a seguito della proposta di un progetto di legge che consente, per la prima volta, di estradare in Cina per il processo le persone accusate di avere commesso crimini o reati di vario tipo. In particolare assassinio e stupro.

Hong Kong è stata una colonia britannica dal 1841. Nel 1997 è tornata sotto la sovranità cinese. Ha sempre mantenuto la sua autonomia, sulla base del principio “Un Paese, due Sistemi”. Tanto che ha conservato la sua indipendenza giudiziaria, la sua legislatura con un parlamento autonomo, il suo sistema economico e la propria moneta (il dollaro di Hong Kong).

Cosa succede a Hong Kong

  • (22 luglio) Tra gli scontri violenti nella manifestazione di domenica 21 luglio, c’è anche l’ombra della mafia cinese. A picchiare i manifestanti non è stato un gruppo di facinorosi, ma uomini legati alle Triade, l’organizzazione criminale cinese di stampo mafioso. Intanto, da Pechino arriva la ferma condanna alle manifestazioni di domenica scorsa.
  • (21 luglio) Scontri violenti durante la nuova manifestazione di piazza a Hong Kong contro la contestata legge sulle estradizioni verso la Cina: decine di migliaia di persone sono scese in piazza marciando con un ombrello, diventato il simbolo della protesta. La polizia ha costruito delle barriere intorno al loro quartier generale e ha stabilito un cordone di sicurezza attorno al complesso governativo. Alcuni manifestanti  si sono diretti verso il Liaison Office, uno degli uffici del governo locale sostenuto da Pechino. Con vernice spray e uova marce hanno imbrattato l’emblema cinese sulla porta d’ingresso al grido di ‘Hong Kong libera!’ e ‘Democrazia adesso’. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla.
  • (20 luglio) La polizia di Hong Kong ha scoperto e sequestrato potenti bombe fatte in casa. Il blitz è avvenuto in vista della nuova protesta contro il governo sostenuto da Pechino prevista per il 21 luglio. Secondo i media locali, nel laboratorio dove sono state sequestrate le armi sono stati anche trovati striscioni contro la legge sull’estradizione in Cina. Un uomo di 27 anni è stato arrestato e la polizia sta comunque ancora indagando per capire se ci sia un collegamento diretto tra armi e le manifestazioni che vanno avanti nell’ex colonia britannica da oltre un mese;
  • (15 luglio) Il giorno dopo le ondate di protesta che nel fine settimana hanno invaso Hong Kong, la governatrice Carrie Lam ha accusato i manifestanti per i danni provocati definendoli “rivoltosi”. Inoltre, ha anche espresso soddisfazione per l’intervento della polizia e l’impegno degli uomini della sicurezza.
  • (9 luglio) La governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha detto che la legge di estradizione in Cina “è morta”. Il governo ha definito un fallimento totale il progetto legislativo. Ma il mea culpa della Lam non convince l’opposizione, che accusa la governatrice di giocare con le parole.
  • (3 luglio) La Cina ha avvertito il Regno Unito di non interferire negli affari interni di Pechino. E cresce la tensione diplomatica tra i due Paesi sulle proteste a Hong Kong. L’ambasciatore cinese a Londra ha spiegato che le relazioni sono state danneggiate dai commenti rilasciati dal segretario agli esteri Jeremy Hunt che ha condiviso le azioni dei manifestanti. Secondo le autorità di Pechino, l’occupazione del Parlamento va condannata senza mezzi termini. Il ministero degli esteri britannico ha poi convocato il diplomatico cinese per le sue dichiarazioni.
  • (1 luglio) I manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del parlamento. Le manifestazioni erano organizzate in occasione dell’anniversario del passaggio sotto la sovranità cinese nel 1997 da quella britannica. La Cina ha condannato la violenza dei manifestanti in una protesta che ormai ha tutto il sapore di una opposizione a Pechino;
  • (26 giugno 2019) I manifestanti di Hong Kong chiedono che il G20 difenda le loro libertà. Il summit dei 20 paesi più ricchi del mondo comincia a Osaka, Giappone. I cortei con lo slogan “Libertà per Hong Kong” puntano a mettere al centro dell’attenzione del G20 la questione dell’ex-colonia britannica;
  • (20 giugno)  I gruppi di protesta di Hong Kong hanno previsto un’altra manifestazione dopo che il governo ha ignorato le loro richieste. In particolare hanno chiesto le dimissioni della governatrice Carrie Lam, che si è scusata due volte per la controversa legge sulle estradizioni in Cina (poi sospesa). Intanto, alcuni gruppi hanno lanciato iniziative pacifiche come i “picnic” fuori dal parlamento.
  • (16 giugno) Nonostante la retromarcia del governo di Hong Kong e le scuse della governatrice Carrie Lam, oltre 2 milioni di persone sono scese in piazza per manifestare contro la legge sull’estradizione.
  • (15 giugno) La governatrice Carrie Lam ha spiegato che la sospensione del dibattito in Parlamento sulla legge è “sine die”. Il governo cinese ha dichiarato di appoggiare la scelta della governatrice.
  • (14 giugno) Le autorità di Hong Kong hanno deciso di sospendere la discussione in Parlamento sulla legge di estradizione. Il clima di scontro non favorisce la serenità per affrontare il tema, hanno dichiarato fonti istituzionali.
  • (12 giugno) Sono 72 i feriti, di cui due in gravi condizioni, dei violenti scontri causati dalle proteste di massa contro la legge sulle estradizioni in Cina. Lo riporta la Bbc online che scrive che i feriti sono tutti di età compresa tra i 15 e i 66 anni. Tra la polizia, gli agenti feriti sono 21 di cui 9 soccorsi in ospedale. Il Parlamento ha per ora rinviato la seduta per la discussione del progetto di legge.
  • (10 giugno) Cominciano grandi manifestazioni di piazza contro la proposta di legge di estradizione in Cina.

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