Cosa sta succedendo a Hong Kong

Notiziario Estero –  Aggiornamento quotidiano sulla situazione nella ex-colonia britannica.

Ultimo aggiornamento (23 agosto) I movimenti di protesta di Hong Kong hanno organizzato una catena umana di almeno 40 chilometri. E’ l’ultima trovata del movimento pro-democrazia per tenere viva l’attenzione, soprattutto della comunità internazionale, sui motivi delle proteste che hanno avuto inizio più di due mesi fa. La manifestazione (dal titolo “The Hong Kong Way”) è stata organizzata in modo da non avere riflessi sul traffico e la circolazione stradale. Gli organizzatori si sono ispirati a un’analoga protesta di 30 anni fa che coinvolse le tre ex repubbliche sovietiche del Baltico: Lituania, Lettonia ed Estonia. In quell’occasione circa 2 milioni di persone si unirono fino a formare una catena umana fisica per mostrare la piena solidarietà del Baltico e l’intenzione della richiesta di indipendenza dall’Urss

La protesta degli abitanti di Hong Kong è cominciata a seguito della proposta di un progetto di legge che consente, per la prima volta, di estradare in Cina per il processo le persone accusate di avere commesso crimini o reati di vario tipo. In particolare assassinio e stupro.

Hong Kong è stata una colonia britannica dal 1841. Nel 1997 è tornata sotto la sovranità cinese. Ha sempre mantenuto la sua autonomia, sulla base del principio “Un Paese, due Sistemi”. Tanto che ha conservato la sua indipendenza giudiziaria, la sua legislatura con un parlamento autonomo, il suo sistema economico e la propria moneta (il dollaro di Hong Kong).

Cosa succede a Hong Kong. I fatti

  • (20 agosto) La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha detto di auspicare che le proteste anti-governative pacifiche dello scorso fine settimana siano l’inizio di uno sforzo per riportare la calma e il dialogo con i manifestanti per trovare una via d’uscita per la città.
  • (18 agosto) Due grandi manifestazioni hanno “invaso” Hong Kong nell’undicesimo week-end di protesta. Quella dei manifestanti anti-Pechino e quelli pro-Pechino. Alla prima ha partecipato circa 1,7 milioni di persone secondo gli organizzatori. Per la polizia erano 128.000. Le immagini mostrano una folla enorme che occupa le arterie principali dell’ex colonia britannica, partendo dall’ormai celebre Victoria Park. A promuoverla il Civil Human Rights Front che ha avviato la protesta contro la legge sull’estradizione in Cina e la lotta per la democrazia. La manifestazione è la seconda per partecipazione dopo quella di 2 milioni di persone dello scorso 16 giugno. La seconda è andata in scena il giorno prima, sabato 17 agosto, ed è stata organizzata dal Safeguard Hong Kong Alliance, una potente lobby che include politici e businessmen locali. I partecipanti sono stati 476.000 per gli organizzatori e 110.000 per la polizia.
  • (16 agosto) La Cina ha annunciato che l’opzione dell’uso della forza è sul tavolo. Ma non ha ancora deciso. Intanto, Pechino manda paramilitari a Shenzhen, confermando il tweet in cui Trump scriveva di mobilitazione cinese. Il governo di Pechino fa anche un riferimento soft alla vicenda di piazza Tienanmen di 30 anni fa quando la protesta dei giovani venne repressa duramente dalle autorità cinesi. E’ la prima volta che la Cina parla di Tienanmen. E lo fa attraverso il Global Times, magazine cinese in lingua inglese che è voce del partito comunista.
  • (16 agosto) Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato  che il suo collega cinese Xi Jinping dovrebbe incontrare di persona i manifestanti di Hong Kong
  • (14 agosto) L’occupazione dell’aeroporto di Hong Kong si è conclusa stamattina e lo scalo torna in funzione. Alcune decine di manifestanti sono ancora all’interno dell’edificio, accampati nell’area degli arrivi, ma non interferiscono con il traffico dei voli, che è potuto riprendere dopo due giorni di proteste. I manifestanti continuano a distribuire manifesti e volantini, ma circolano anche comunicati di scuse per i disagi causati ai passeggeri durante gli ultimi cinque giorni. “Non è nostra intenzione causare ritardi ai vostri viaggi e non vogliamo causarvi inconvenienti. Chiediamo la vostra comprensione e perdono, mentre i giovani di Hong Kong continuano a lottare per la libertà e la democrazia”, ha scritto in una mail un gruppo di manifestanti.
  • (13 agosto) -Una giornata convulsa quella di oggi a Hong Kong. I manifestanti hanno continuato la protesta bloccando l’aeroporto e i voli aerei per il secondo giorno di fila. La polizia ha fatto irruzione nello scalo. Ci sono stati violenti scontri con i manifestanti e sono in molti a sospettare che ci sia la mano cinese dietro il blitz della polizia. Ora si teme un intervento delle truppe cinesi nell’ex-colonia britannica. Il copione dei fatti assomiglia molto a quello di Piazza Tienanmen del 1989. E Trump ha accusato la Cina di spostare le sue truppe al confine, riferendosi indirettamente alla possibilità di una dura repressione del movimento di protesta. Anche l’Onu ha espresso preoccupazione e chiede un’indagine su quanto sta succedendo. Dura la reazione di Pechino: “non accettiamo ingerenze interne, quella di Hong Kong è un nostro fatto interno”.
  • (12 agosto) Circa 5000 persone hanno partecipato alla manifestazione oggi nell’aeroporto di Hong Kong. Le autorità hanno chiuso lo scalo e i voli da e su l’ex colonia britannica. La manifestazione è stata pacifica diversamente da quelle di ieri 11 agosto, il nono fine settimana di proteste, dove ci sono stati scontri violenti tra manifestanti e polizia. La Cina ha definito atti di terrorismo le proteste.
  • (9 agosto) Pechino accusa Washington di sostenere le proteste. Secondo l’ambasciatrice cinese in Italia, Li Junhua, c’è la mano degli Stati Uniti dietro le manifestazioni a Hong Kong. In particolare, i manifestanti più facinorosi avrebbero messo in atto violenze perché si sentivano protetti dagli americani. In sostanza, con il burattinaio americano i manifestanti si sono sentiti legittimati a spingere le proteste oltre i limiti. Per la diplomatica cinese, gli Usa hanno interferito negli affari interni cinesi, violando il principio “Un Paese, due sistemi” che regola i rapporti tra Pechino e Hong Kong. L’ambasciatrice ha lanciato un avvertimento a Washington: “Non accetteremo interferenze esterne. Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Infine, Li ha spiegato la posizione cinese sulla situazione a Hong Kong: riportare l’ordine e mettere fine al caos. Se il governo locale non sarà in grado di riportare stabilità, allora Pechino non starà a guardare.
  • (29 luglio) A Hong Kong i manifestanti hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dalle autorità, e sono tornati in strada, scontrandosi ancora una volta con la polizia, che ha lanciato gas lacrimogeni e sparato proiettili di gomma. Il bilancio è di almeno una decina di arresti e 45 feriti, secondo notizie non confermate da fonti ufficiali. È l’ottavo weekend consecutivo di proteste.
  • (26 luglio) I manifestanti hanno organizzato una grande protesta dentro l’aeroporto. Una folla di migliaia di persone ha invaso lo scalo internazionale di Hong Kong.
  • (22 luglio) Tra gli scontri violenti nella manifestazione di domenica 21 luglio, c’è anche l’ombra della mafia cinese. A picchiare i manifestanti non è stato un gruppo di facinorosi, ma uomini legati alle Triade, l’organizzazione criminale cinese di stampo mafioso. Intanto, da Pechino arriva la ferma condanna alle manifestazioni di domenica scorsa.
  • (21 luglio) Scontri violenti durante la nuova manifestazione di piazza a Hong Kong contro la contestata legge sulle estradizioni verso la Cina: decine di migliaia di persone sono scese in piazza marciando con un ombrello, diventato il simbolo della protesta. La polizia ha costruito delle barriere intorno al loro quartier generale e ha stabilito un cordone di sicurezza attorno al complesso governativo. Alcuni manifestanti  si sono diretti verso il Liaison Office, uno degli uffici del governo locale sostenuto da Pechino. Con vernice spray e uova marce hanno imbrattato l’emblema cinese sulla porta d’ingresso al grido di ‘Hong Kong libera!’ e ‘Democrazia adesso’. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla.
  • (20 luglio) La polizia di Hong Kong ha scoperto e sequestrato potenti bombe fatte in casa. Il blitz è avvenuto in vista della nuova protesta contro il governo sostenuto da Pechino prevista per il 21 luglio. Secondo i media locali, nel laboratorio dove sono state sequestrate le armi sono stati anche trovati striscioni contro la legge sull’estradizione in Cina. Un uomo di 27 anni è stato arrestato e la polizia sta comunque ancora indagando per capire se ci sia un collegamento diretto tra armi e le manifestazioni che vanno avanti nell’ex colonia britannica da oltre un mese;
  • (15 luglio) Il giorno dopo le ondate di protesta che nel fine settimana hanno invaso Hong Kong, la governatrice Carrie Lam ha accusato i manifestanti per i danni provocati definendoli “rivoltosi”. Inoltre, ha anche espresso soddisfazione per l’intervento della polizia e l’impegno degli uomini della sicurezza.
  • (9 luglio) La governatrice di Hong Kong Carrie Lam ha detto che la legge di estradizione in Cina “è morta”. Il governo ha definito un fallimento totale il progetto legislativo. Ma il mea culpa della Lam non convince l’opposizione, che accusa la governatrice di giocare con le parole.
  • (3 luglio) La Cina ha avvertito il Regno Unito di non interferire negli affari interni di Pechino. E cresce la tensione diplomatica tra i due Paesi sulle proteste a Hong Kong. L’ambasciatore cinese a Londra ha spiegato che le relazioni sono state danneggiate dai commenti rilasciati dal segretario agli esteri Jeremy Hunt che ha condiviso le azioni dei manifestanti. Secondo le autorità di Pechino, l’occupazione del Parlamento va condannata senza mezzi termini. Il ministero degli esteri britannico ha poi convocato il diplomatico cinese per le sue dichiarazioni.
  • (1 luglio) I manifestanti hanno fatto irruzione nella sede del parlamento. Le manifestazioni erano organizzate in occasione dell’anniversario del passaggio sotto la sovranità cinese nel 1997 da quella britannica. La Cina ha condannato la violenza dei manifestanti in una protesta che ormai ha tutto il sapore di una opposizione a Pechino;
  • (26 giugno 2019) I manifestanti di Hong Kong chiedono che il G20 difenda le loro libertà. Il summit dei 20 paesi più ricchi del mondo comincia a Osaka, Giappone. I cortei con lo slogan “Libertà per Hong Kong” puntano a mettere al centro dell’attenzione del G20 la questione dell’ex-colonia britannica;
  • (20 giugno)  I gruppi di protesta di Hong Kong hanno previsto un’altra manifestazione dopo che il governo ha ignorato le loro richieste. In particolare hanno chiesto le dimissioni della governatrice Carrie Lam, che si è scusata due volte per la controversa legge sulle estradizioni in Cina (poi sospesa). Intanto, alcuni gruppi hanno lanciato iniziative pacifiche come i “picnic” fuori dal parlamento.
  • (16 giugno) Nonostante la retromarcia del governo di Hong Kong e le scuse della governatrice Carrie Lam, oltre 2 milioni di persone sono scese in piazza per manifestare contro la legge sull’estradizione.
  • (15 giugno) La governatrice Carrie Lam ha spiegato che la sospensione del dibattito in Parlamento sulla legge è “sine die”. Il governo cinese ha dichiarato di appoggiare la scelta della governatrice.
  • (14 giugno) Le autorità di Hong Kong hanno deciso di sospendere la discussione in Parlamento sulla legge di estradizione. Il clima di scontro non favorisce la serenità per affrontare il tema, hanno dichiarato fonti istituzionali.
  • (12 giugno) Sono 72 i feriti, di cui due in gravi condizioni, dei violenti scontri causati dalle proteste di massa contro la legge sulle estradizioni in Cina. Lo riporta la Bbc online che scrive che i feriti sono tutti di età compresa tra i 15 e i 66 anni. Tra la polizia, gli agenti feriti sono 21 di cui 9 soccorsi in ospedale. Il Parlamento ha per ora rinviato la seduta per la discussione del progetto di legge.
  • (10 giugno) Cominciano grandi manifestazioni di piazza contro la proposta di legge di estradizione in Cina.
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