Il Consiglio russo per gli affari esteri dice che non ci sarà un'aggressione all'Ucraina

In un’intervista su Rai 3, il direttore generale del Consiglio russo per gli affari esteri ritiene che non ci sarà un’aggressione all’Ucraina da parte della Russia.

Il direttore generale del Consiglio russo per gli affari esteri (Riac) ha escluso l’aggressione da parte della Russia all’Ucraina durante un’intervista a Rai 3 nella trasmissione “Mezz’ora in più”. Andrej Kortunov, il direttore generale, ha spiegato che la Russia non ha alcun piano di invasione. “Non credo che la Russia interverrà militarmente in Ucraina. Se Putin lo avesse voluto fare, lo avrebbe fatto”. Subito dopo ha spiegato il perché delle sue affermazioni.

Il Consiglio russo peer gli affari esteri (Riac- Russian International Affairs Council) è uno dei più importanti think tank e istituzioni di studi internazionali della Russia.

Rimandando a riascoltare l’intervista integrale al sito di Rai Play, ecco una sintesi dei punti principali del ragionamento di Kortunov.

  1. La Russia avrebbe molto da perdere da un’azione militare in Ucraina. In caso di attacco, l’Occidente reagirebbe con pesanti sanzioni che colpirebbero il settore energetico, mettendo in ginocchio l’economia russa. Kortunov, insomma, dice con altre parole che i costi di un’offensiva militare supererebbero i benefici che si ricaverebbero. La teoria di Gilpin è più attuale che mai: Uno stato tenta di cambiare il sistema internazionale, e alterare il suo equilibrio, se ritiene che i benefici derivanti dal mutamento superano i costi da affrontare per rovesciare il sistema;
  2. Se Vladimir Putin, ha detto il direttore generale del Riac, avesse voluto invadere l’Ucraina, lo avrebbe fatto attraverso la guerra ibrida senza concentrare migliaia di militari vicino al confine per sferrare un attacco. Kortunov dunque fa indirettamente una riflessione importante: Mosca sta ricorrendo alla guerra ibrida per attaccare altri Stati o ingerirsi nei loro affari interni. E’ un invito a interrogarci di nuovo su vicende come le elezioni Usa 2016 o i recenti attacchi informatici denunciati dal governo di Kiev.
  3. Terapia shock. Kortunov ha spiegato che l’ammassamento di militari russi ai confini ucraini è un avvertimento al governo di Kiev e alla Nato nel caso l’esercito dell’Ucraina volesse occupare il Donbass. Quest’ultima è la regione della parte orientale del Paese dove c’è in corso una guerra da anni tra esercito di Kiev e separatisti filo-russi. Inoltre, Putin manda anche un messaggio ai paesi occidentali per dire che è preoccupata per la propria sicurezza. Quella di Putin quindi, spiega il direttore generale del Riac, è una strategia di “terapia shock per dire che si fa sul serio”.

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