Eni patteggia sul caso Congo

Una vicenda giudiziaria che risale al 2015 e cha ha coinvolto l’Eni in Congo. Si risolve tutto con un patteggiamento e un risarcimento da 11,8 milioni di euro.

Un risarcimento di 11,8 milioni di euro, a seguito della derubricazione dell’ipotesi di reato di corruzione internazionale in induzione indebita nel quadro dell’inchiesto relative alle attività di Eni in Congo. L’accordo, ratificato dal Gip di Milano Sofia Fioretta e concordato tra i legali Nerio Dioda e Nadia Alecci, insieme al pm Paolo Storari, è stato finalizzato nei giorni scorsi. Eni, si leggeva in una nota diramato lo scorso 18 marzo, tiene “a precisare che l’accordo non rappresenta un’ammissione di colpevolezza da parte della società rispetto al reato contestato, ma un’iniziativa tesa ad evitare la prosecuzione di un iter giudiziario che comporterebbe un nuovo e significativo dispendio di risorse per Eni e tutte le parti coinvolte: l’ipotesi conferma inoltre la tenuta dei sistemi di controllo anti-bribery della società”. In particolare, l’accordo prevede una sanzione pecuniaria poco superiore ad 800 mila euro – per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti – e il versamento di 11 milioni di risarcimento. È stata poi ritirata dal pm Paolo Storati la richiesta di interdire per due anni la società dal fare affari in Congo.


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